Spunta il vincolo di mandato
- Redazione
- 27 set 2019
- Tempo di lettura: 2 min
GOVERNO/DI MAIO LANCIA LA PROPOSTA PER FRENARE LE FUORIUSCITE NEL M5S

di Michele Esposito
ROMA. Pugno duro contro i potenziali fuoriusciti, toni più morbidi nei confronti dei dissidenti “storici” del M5S e una proposta che si rivela ben presto un ballon d’essai, l’introduzione del vincolo di mandato in Costituzione. Luigi Di Maio, accerchiato Oltreoceano dal malcontento interno ai Cinque Stelle e dal rischio di nuove fuoriuscite, tenta di correre ai ripari. Rilanciando una proposta cara al Movimento ma, al momento, poco praticabile: il vincolo di mandato. Sulle parole di Di Maio, infatti, Pd e renziani insorgono e, in serata, è lo stesso ministro degli Esteri a fare una mezza marcia indietro: “Non voglio un muro contro muro, contemperiamo libertà dell’individuo e l’evitare che i cittadini vengano traditi con il cambio di casacca”, spiega. “Di Maio vuole scherzare...”, taglia corto il capogruppo Pd Andrea Marcuc- ci mentre Ettore Rosato chiude: “La proposta fa male alla Costituzione”. Ma l’azzardo di Di Maio è dettato dalla volontà di impedire che la polveriera pentastellata si accenda. Il numero dei potenziali “ex” - direzione Lega ma soprattutto Italia Viva - non è ovviamente noto ma i rumors di palazzo sono allarmanti: a Palazzo Madama ci potrebbero essere nuovi addii, alla Camera anche. Il malcontento nei confronti del leader è diffuso soprattutto tra chi non ha ottenuto posti di governo, li ha persi, o li ha visti perdere ai colleghi più “vicini”. Un’assemblea ad hoc al Senato, nei prossimi giorni, chiamata a esaminare il tema del nuovo capogruppo, rischia di trasformarsi nell’ennesimo ring mentre alla Camera gli 11 candidati a capogruppo lasciano prevedere che i tempi per avere il successore di Francesco D’Uva saranno lunghi. E l’ira di Di Maio è palpabile: si narra - ma dallo staff del ministro non confermano - di un sms che il leader del M5S avrebbe inviato a Gelsomina Vono poco prima del suo addio. Sms in cui il leader avvertiva la senatrice del rischio di essere “marchiata” per il suo passaggio a Italia Viva. Da New York il capo politico fa una netta distinzione tra “chi muove giuste critiche e chi va via perché non ha ottenuto nulla per sé”. I primi “li ascolterò”, i secondi “dovranno pagare 100mila euro per danni di immagine, come da Statuto”, avverte Di Maio. Chiamato ad accelerare sulla riforma del M5S, sia sul comitato centrale dei 12 (“sa-
ranno eletti su Rousseau”, sottolinea a chi lo critica perché saranno scelti dall’alto) sia nei territori, dove l’alleanza con il Pd in Umbria può creare nuove slavine. In Emilia-Romagna e Calabria il “no” del M5S all’alleanza con i Dem è piuttosto diffuso. E domenica a Firenze i “ribelli” si riuniranno nuovamente, magari con l’obiettivo di stilare una “carta di Firenze” che certifichi il loro dissenso. Un dissenso al momento poco etichettabile. Non riguarda, ad esempio gli ortodossi e altri attivisti storici, come Barbara Lezzi o Giulia Grillo, pur manifestando il loro malcontento, assicurano che resteranno
















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