Steck muore sull’Himalaia
- 1 mag 2017
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ALPINISMO/IL FUORICLASSE SVIZZERO PRECIPITA DURANTE UNA SALITA DI ALLENAMENTO
COURMAYEUR (Aosta). Nel 2013, dopo aver compiuto l’ennesima impresa sull’Annapurna, aveva ammesso: “Ho rischiato troppo, sono andato oltre il limite, non voglio che accada più”. Alla fine a tradire Ueli Steck, 41 anni, svizzero del cantone di Berna, fuoriclasse dell’alpinismo moderno, è stata una “normale” salita di allenamento: è morto mentre si preparava per un’altra incredibile scalata in Himalaya, il concatenamento di Everest e Lhotse, in Nepal, mai realizzata prima e considerata l’ultima grande sfida dell’alpinismo. È precipitato sul Nuptse, il “fratello mi- nore” dei due colossi della valle del Khumbu. L’incidente è avvenuto sabato mattina e vi hanno assistito numerosi scalatori che erano al campo base, senza sapere però che la vittima era l’alpinista elvetico. Steck si trovava tra campo 1 e campo 2 durante una delle salite in velocità e senza protezioni che effettuava in questi giorni per acclimatarsi all’alta quota. Forse è stato travolto da una scarica di ghiaccio. E’ caduto per circa 1.000 metri, il corpo martoriato è stato recuperato ieri mattina da una squadra di soccorso e trasportato a Kathmandhu in elicottero. “Amo tutto ciò, è un grande posto questo. Credo nell’acclimatazione attiva, è il modo più efficace per trascorrere le notti in quota” scriveva pochi giorni fa su Facebook dal campo base. Considerato il più forte alpinista degli ultimi anni, Steck era ribattezzato ‘Swiss Machine’ per i numerosi primati. Il suo stile di ascensione in velocità lo ha portato a firmare record sulle pareti Nord di Eiger, Cervino e Grandes Jorasses, polverizzando i tempi precedenti.
Dalle Alpi si era quindi trasferito in Hi- malaya, stesso stile e stesse ambizioni. La sua impresa più grande è stata senza dubbio la direttissima sulla parete sud dell’Annapurna che gli è valsa il Piolet d’Or, l’Oscar degli scalatori d’alta quota. Salita e discesa in 28 ore. Due scalatori francesi avevano seguito lo stesso itinerario poche settimane dopo, impiegando cinque giorni per arrivare in vetta e tornare al campo base. Nel 2008 aveva vinto un altro Piolet d’Or per l’apertura della via denominata Scacco Matto sulla inviolata parete nord del Tengkangpoche insieme al connazionale Simon Anthamatten. Le sue scalate sono state talmente estreme da sollevare dubbi nel mondo dell’alpinismo in mancanza di foto di vetta e di tracce gps. “Basta che sappia io ciò che ho fatto” aveva detto a Courmayeur, prima di ritirare il Piolet d’Or e di scappare via, zaino in spalla, per l’ennesima avventura in montagna.
















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