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Strage fascista senza colpevoli

I FATTI DI DOMENIKON DEL ’43: IL GIP MILITARE ACCOGLIE LA RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE



ROMA. Nessun colpevole per la strage di Domenikon, in Grecia, dove durante la seconda Guerra mondiale, il 16 febbraio 1943, almeno 140 civili greci furono uccisi dai militari italiani come reazione a un'imboscata partigiana. I responsabili sono tutti morti o rimasti 'ignoti' e il gip militare di Roma, Elisabetta Tizzani, ha accolto la richiesta di archiviazione del proc- uratore Marco De Paolis. Quello di Domenikon fu un eccidio senza precedenti nella storia dell'occupazione militare della Grecia eppure, per motivi diversi, nessuno dei responsabili è stato mai processato. L'unica inchiesta degna di questo nome è stata aperta solo 68 anni dopo la strage. "Abbiamo percorso tutte le strade possibili, lo sforzo investigativo è stato grande, ogni indizio è stato sfruttato. Ma ci siamo scontrati con ostacoli insuperabili a causa del lungo tempo trascorso. Un tempo troppo lungo", scrive il procuratore militare De Paolis in una lettera con la quale chiede scusa ai familiari delle vittime: "provo amarezza - afferma il pm, che domani sarà proprio a Domenikon nell'anniversario dell'eccidio - per non aver potuto dare a Voi, alla Vostra comunità, la risposta positiva di giustizia che vi è dovuta. E di questo mi scuso". La mattina del 16 febbraio 1943 lungo una strada nei pressi di Domenikon, piccolo villaggio della Tessaglia, i partigiani greci attaccarono un convoglio militare italiano: morirono 9 Camicie Nere, 8 soldati e un ufficiale. Come reazione il generale Cesare Benelli, comandante della Divisione 'Pinerolo', ordinò la repressione secondo l'esempio nazista: centinaia di soldati circondarono e dettero alle fiamme il paese, rastrellarono la popolazione, divisero le donne e i bambini dagli "uomini validi" e, nella notte, ne fucilarono circa 140. Il più giovane aveva 14 anni, i più anziani 80. "Con Domenikon - scrive la storica Lidia Santarelli, della Columbia University, in una consulenza agli atti dell'inchiesta - si assiste ad un allarmante salto di qualità nelle pratiche di controguerriglia adottate dalle truppe italiane": "il massacro di civili inoffensivi assurge a strumento di vera e propria politica del terrore". La storia di questo eccidio dimenticato venne raccontata in un documentario - "La guerra sporca di Mussolini" - trasmesso nel marzo 2008. Fu soprattutto in seguito a questa trasmissione che venne incardinato un primo procedimento, archiviato nell'ottobre 2010. Un anno dopo, però, la denuncia di un cittadino greco, nipote di una delle vittime della strage, indusse il procuratore De Paolis a disporre "ulteriori e più approfonditi accertamenti". Le indagini hanno in primo luogo ricostruito l'organigramma della Divisione 'Pinerolo', responsabile dell'eccidio, e poi i fatti avvenuti a Domenikon, attraverso l'esame di una gran quantità di rapporti, relazioni e documenti trovati in diversi archivi militari dello Stato e le testimonianze delle pochissime persone "informate dei fatti" ancora in vita. Al termine delle indagini undici militari italiani sono stati iscritti nel registro degli indagati per il reato di "Violenza con omicidio contro privati nemici", aggravato dalla crudeltà e dalla premeditazione. Un crimine di guerra più grave del delitto di rappresaglia, ipotizzato nella precedente inchiesta archiviata. L'elenco degli indagati includeva - insieme al generale Benelli, comandante della Pinerolo - il generale Angelo Rossi, comandante del terzo corpo d'armata e nove graduati, in gran parte del Gruppo Battaglioni d'assalto Camicie nere "L'Aquila". Ma tutti i principali autori del fatto - e cioè, scrive il pm, sia "chi dispose e organizzò la spedizione criminale", sia chi "ebbe a eseguire materialmente le uccisioni" - risultano essere morti o "ignoti", come i due Capi Manipolo delle Camicie Nere Penta e Morbiducci, che non è stato possibile localizzare e individuare compiutamente. Riguardo agli altri soldati che spararono, questi sono rimasti "del tutto sconosciuti", perché negli archivi militari non sono state trovate informazioni utili a identificarli. Da qui la richiesta di archiviazione, accolta dal gip.

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