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Strangola la moglie, terzo caso in due giorni

  • 8 lug 2018
  • Tempo di lettura: 2 min


Femminicidio/Raptus di un 62enne che poi si getta da un silos

CAGLIARI. "Perché è successo tutto questo, perché?", gridavano i familiari di Carlo Cincidda, il 62enne che ha ucciso la moglie Paola Sechi, 51 anni, strangolandola nella loro abitazione di via Brigata Sassari a Senorbì, nel cagliaritano, e poi si è tolto la vita. Questo è il terzo femminicidio in due giorni. "Non è possibile", ripeteva in lacrime la figlia Elisa mentre prendeva a pugni l'auto del padre, parcheggiata fuori della casa e del B&B che la giovane gestiva con la madre. È stata proprio Elisa ieri mattina intorno alle 10 a scoprire il corpo della mamma.

All'origine dell'omicidio-suicidio, secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale di Cagliari e della Compagnia di Dolianova, ci sarebbero gli attriti tra i due coniugi, diventati veri e propri litigi culminati a dicembre dello scorso anno con l'annuncio da parte della donna di volersi separare.

Una decisione che il marito non avrebbe accettato e che ieri potrebbe averlo spinto ad uccidere la coniuge e togliersi la vita. "Erano persone per bene, ben volute da tutti - dicono i residenti di via Brigata Sassari - li avevamo visti solo pochi giorni fa passeggiare insieme in paese, sembravano tranquilli". Una facciata forse che nascondeva un rapporto ormai incrinato. Ieri mattina i due avrebbero avuto l'ennesima discussione. Carlo Cincidda in preda alla rabbia avrebbe aggredito la moglie, strangolandola a mani nude. Poi è uscito di casa e ha raggiunto la cantina di via Piemonte, dove lavorava fino allo scorso hanno, è salito su un silos alto dieci metri e si è lanciato nel vuoto. I carabinieri, chiamati da una vicina di casa dei coniugi allarmata dalle urla delle figlia, hanno trovato il corpo di Paola Sechi in bagno. Pochi minuti dopo è stato anche trovato il corpo di Cincidda, vicino alla cantina. L'omicidio-suicidio di Senorbì arriva poche ore dopo un'altra tragedia familiare avvenuta nel cagliaritano. A Soleminis - a circa 20 chilometri dal capoluogo - Matteo Carboni, 29 anni, ha ucciso il padre Valentino, 52 anni. Il giovane dopo una lite lo ha colpito con paio di forbici alla gola, recidendogli la carotide. Il 29enne era seguito da tempo dal Centro di salute mentale di Quartu Sant'Elena, non era mai sembrato violento anche se ultimamente, secondo chi lo conosceva, era più nervoso. Il giovane dopo aver ucciso il padre ha telefonato alle forze dell'ordine dicendo quello che aveva appena fatto. Il 29enne è stato bloccato da un militare della Guardia di finanza e da un poliziotto che abitano poco distante. È stato poi portato in Commissariato a Quartu Sant'Elena e arrestato dalla Squadra mobile di Cagliari: adesso si trova in carcere a Uta.


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