Svecchiare la musica sacra
- Redazione

- 5 mar 2017
- Tempo di lettura: 2 min

FRANCESCO: I CANTI IN CHIESA SIANO PIÙ ATTUALI, MA NO ALLA BANALITÀ
CITTA’DEL VATICANO. I canti in chiesa, durante le liturgie, vanno svecchiati, adeguati ai “linguaggi artistici e musicali dell’attualità”. Ma questo “incontro con la modernità” va realizzato senza le “mediocrità, superficialità e banalità” in cui troppe volte si è caduti: il necessario “rinnovamento” della musica sacra e del canto liturgico, quindi, deve essere “soprattutto qualitativo”. A dare la spinta all’aggiornamento stilistico degli inni liturgici è stato ieri il Papa in persona, che ne ha parlato ricevendo nella Sala Clementina i circa 400 partecipanti al Convegno internazionale di musica sacra, promosso per tre giorni all’Augustinianum dal Pontificio Consiglio della Cultura sul tema “Musica e Chiesa: culto e cultura a 50 anni dalla Musicam sacram”. Per papa Francesco è ora di dire basta ai soliti canti, logorati dall’uso, che hanno fatto il loro tempo. “E’ necessario fare in modo che la mu-sica sacra e il canto liturgico siano pienamente ‘inculturati’ nei linguaggi artistici e musicali dell’attualità”; sappiano, cioè, “incarnare e tradurre la Parola di Dio in canti, suoni, armonie che facciano vibrare il cuore dei nostri contemporanei, creando anche un opportuno clima emotivo, che disponga alla fede e susciti l’accoglienza e la piena partecipazione al mistero che si celebra”, ha affermato. “Certamente l’incontro con la modernità e l’introduzione delle lingue parlate nella Liturgia ha sollecato tanti problemi: di linguaggi, di forme e di generi musicali. Talvolta - ha osservato il Pontefice - è prevalsa una certa mediocrità, superficialità e banalità, a scapito della bellezza e intensità delle celebrazioni liturgiche”. Per questo occorre “dare un prezioso contributo al rinnovamento, soprattutto qualitativo, della musica sacra e del canto liturgico”. A questo sono chiamati “i vari protagonisti di questo ambito, musicisti e compositori, direttori e coristi di ‘scholae cantorum’, animatori della liturgia”.E per favorire tale percorso, ha spiegato Francesco, “occorre pro-muovere un’adeguata formazione musicale, anche in quanti si preparano a diventare sacerdoti, nel dialogo con le correnti musicali del nostro tempo, con le istanze delle diverse aree culturali, e in atteggiamento ecumenico”. Per il Pontefice, comunque, si tratta anche “di salvaguardare e valorizzare il ricco e multiforme patrimonio ereditato dal passato, utilizzandolo con equilibrio nel presente ed evitando il rischio di una visione nostalgica o ‘archeologica’”. Questa la “duplice missione che la Chiesa è chiamata a perseguire, specialmente attraverso quanti a vario titolo operano in questo settore”. “La musica sacra e il canto liturgico hanno il compito di donarci il senso della gloria di Dio, della sua bellezza, della sua santità che ci avvolge come una ‘nube luminosa’”, ha sottolineato il Papa, incoraggiando i partecipanti al convegno, guidati in udienza dal cardinale Gian- franco Ravasi, presidente del dicastero vaticano della Cultura, “a non perdere di vista questo importante obiettivo: aiutare l’assemblea liturgica e il popolo di Dio a percepire e partecipare, con tutti i sensi, fisici e spirituali, al mistero di Dio”. La conferenza, con esperti internazionali, ha ricordato lo stesso Bergoglio, “ha voluto approfondire, in un’ottica interdisciplinare ed ecumenica, il rapporto attuale tra la musica sacra e la cultura contemporanea, tra il repertorio musicale adottato e usato dalla comunità cristiana e le tendenze musicali prevalenti”, con un occhio anche alla “formazione estetica e musicale sia del clero e dei religiosi sia dei laici impegnati nella vita pastorale”.
















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