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Tassi dei mutui ai minimi storici

  • 19 ott 2016
  • Tempo di lettura: 2 min


ROMA. I mutui continuano a sostenere i prestiti, altrimenti negativi, delle banche italiane grazie anche ai bassi tassi che toccano nuovi minimi storici, oramai a ridosso del 2% (2,05%) per quelli nuovi e sotto il 3%, (2,97%) per il totale dello stock. La crescita delle nuove erogazioni alle famiglie per acquistare un immobile prosegue oramai dall'ottobre 2015 e segna un +1,9% a fronte di una stasi dei prestiti per privati e P.a. (-0,4%) e in specie alle sole aziende (-0,25%) che, pur lentamente recuperando la china, sono appunto ancora su un livello negativo. La mancanza di investimenti e una ripresa non brillante inducono poi gli italiani, risparmiatori piccoli e grandi, a tenere i propri soldi in forme liquide di investimento: i depositi in primis che infatti continuano a crescere (+3,4%) e il risparmio gestito. Continua intanto a inabissarsi il collocamento delle obbligazioni bancarie (-16,6%): un andamento innescato negli anni scorsi prima dal cambio del trattamento fiscale e poi dalle norme sul bail in come anche sottolineato da un paper della Banca d'Italia che stima come, il peso delle obbligazioni bancarie sulla ricchezza finanziaria delle famiglie a marzo sia tornato sotto il 5 per cento ma ci sono incertezze per i prossimi anni.Infatti circa il 40 per cento dei titoli bancari detenuti a maggio 2016 scadrà entro il 2017; il 90 per cento entro il 2020. In assenza di nuovi acquisti,laloroquotascenderebbe a meno dell'1 per cento della ricchezza finanziaria del settore. Per il momento quindi le banche italiane hanno ancora di fronte a loro tutti i problemi degli ultimi mesi: una domanda ancora debole, un atteggiamento ancora incerto degli operatori economici, tassi al minimo che pesano sulla redditività e un problema delle sofferenze che, seppure come spesso ri- petono non è un cataclisma, non ha ancora trovato la strada della sua soluzione mediante le cartolarizzazioni in grado di 'alleggerire' i bilanci. Il rapporto Abi segnala infatti come ad agosto le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni già effettuate dalle banche con proprie risorse) erano pari a 84,7 miliardi di euro, un valore prossimo agli 84,4 miliardi di luglio. Quelle lorde, come segnalato alcuni giorni fa dalla Banca d'Italia, sono invece risalite a 200 miliardi di euro tornando così ai livelli di fine 2015.


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