Theresa May vola da Junker
- Redazione
- 12 mar 2019
- Tempo di lettura: 3 min
GIORNO DEL GIUDIZIO SULLA BREXIT/LA PREMIER ALLA DISPERATA RICERCA DI UN COMPROMESSO
di Alessandro Logroscino

LONDRA. Un’ultima carta tirata fuori dal polsino nella notte per cercare di offrire a Theresa May una via d’uscita di fronte al Parlamento di Westminster e la chance di una ratifica in extremis dell’accordo sulla Brexit. L’Ue e la premier britannica si giocano il tutto per tutto in queste ore, a caccia di un acrobatico compromesso, potabile su entrambi i fronti, prima del voto cruciale affidato oggi alla Camera dei Comuni a due mesi dalla bruciante bocciatura di gennaio. Un miracolo, se mai andasse in porto sullo sfondo della visita lampo serale della May a Strasburgo per il faccia a faccia decisivo col presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, vista la situazione di stallo confermata ancora in mattinata da Downing Street sul punto chiave del backstop: la controversa clausola di salvaguardia del confine aperto fra Irlanda del Nord e Irlanda rispetto alla quale il governo Tory, pressato da buona parte della sua coalizione, non ha mai cessato di chiedere paletti “legalmente vincolanti”. Un miracolo promosso in primo luogo da Angela Merkel, contraria quanto e più di chiunque altro allo spettro di un traumatico divorzio senz’accordo (no deal) fra Londra e Bruxelles. E’ proprio la cancelliera tedesca ad annunciare da Berlino nel pomeriggio lo spiraglio di “un’offerta importante” messa sul tavolo da Juncker e dal capo negoziatore Michel Barnier per provare a venire incontro all’amica Theresa. Offerta ancora tutta da precisare nei dettagli e da sottoporre al test del voto della recalcitrante Camera britannica.
Ma che comunque Merkel prefigura con uno scatto di ottimismo come una svolta in grado di assicurare “molta più chiarezza giuridica” sul contestato backstop. Subito riecheggiata dall’auspicio espresso da Dublino dal vicepremier irlandese Simon Coveney - in rappresentanza di un altro Paese pronto a tutto (o quasi a tutto) pur di scongiurare un taglio netto dal Regno economicamente micidiale - di “una schiarita” a questo punto forse possibile. Il condizionale resta d’altronde d’obbligo, sospeso alla reazione concreta dei deputati di Westminster all’ipotetico compromesso. La notizia della partenza di Theresa May per Strasburgo ha indubbiamente scosso i banchi della maggioranza come quelli del- l’opposizione alla vigilia di un voto che rimane come minimo ad alto tasso d’incertezza per l’esecutivo. Ma in un clima tuttora di nervosismo e di sospetto, al di là di qualche scampolo di speranza. Assenti per ‘negoziati in corso’ sia la premier sia il suo ministro per la Brexit, Stephen Barclay, ad affrontare l’aula nel giorno dell’antipasto è stato lasciato oggi un semplice sottosegretario, Robin Walker: che si è limitato a giurare che il giorno del giudizio questa volta non sarà rinviato e che - nell’eventualità di una nuova bocciatura - May onorerà la pro- messa all’aula di mettere ai voti mercoledì 13 una mozione ‘no deal sì-no deal no’; e poi una seconda mozione giovedì 14 sulla richiesta all’Ue di un “breve” slittamento della Brexit rispetto alla D-day del 29 marzo. Impegni che non convincono il leader laburista Jeremy Corbyn, né buona parte degli oppositori, animati dal sospetto che lady Theresa abbia mirato finora deliberatamente a “perdere tempo”, anche a costo di precipitare il Paese “nel caos”, per imporre di fatto la scelta fra “il suo accordo” - prendere o lasciare - e l’incubo del salto nel buio. Ma impegni destinati se non altro a misurarsi ora concretamente con la prova della scommessa da ‘all in’ su un ricompattamento della maggioranza - Tory brexiteer e alleati unionisti nordirlandesi del Dup inclusi tale da permettere all’inquilina di Downing Street di condurre in porto in barba alle previsioni una Brexit senza no deal: in gioco c’è la sua poltrona e soprattutto il futuro d’un Paese intero.
















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