Tillerson ha i giorni contati
- Redazione

- 1 dic 2017
- Tempo di lettura: 3 min
CASA BIANCA/TRUMP PRONTO A SOSTITUIRLO CON IL CAPO DELLA CIA POMPEO

WASHINGTON. “Rexit”: così è soprannominato da mesi il segretario di Stato Rex Tillerson. Ma ora, secondo le rivelazioni dei media Usa, sembra avvicinarsi il momento dell’ uscita forzata dell’ex ceo di ExxonMobile dall’Amministrazione Trump dopo una difficile convivenza con il presidente, segnata da tensioni e contrasti culminati in un’offesa mai negata da Tillerson e indigeribile per il tycoon: ‘moron’, deficiente.
Se il capo della diplomazia fosse davvero sostituito dall’ attuale capo della Cia Mike Pompeo, come scrive la stampa americana, sarebbe il mandato più breve per un segretario di stato Usa in circa 120 anni e ingrosserebbe la già lunga lista delle di-
missioni e dei licenziamenti in questi primi dieci mesi di governo, cui si potrebbe aggiungere nei prossimi mesi il nome del consigliere economico Gary Cohn.
Non solo: l’Amministrazione perderebbe uno dei suoi “pezzi pregiati”, una delle figure più moderate che finora hanno contenuto l’irruenza del presidente, insieme a tre gene- rali: il consigliere per la Sicurezza nazionale H.R. Mcmaster, il capo dello staff John Kelly e il capo del Pentagono Jim Mattis,anche lui non estraneo a qualche scontro col commander in chief. E’ stato il New York Times a rivelare il “piano di transizione” che si sta discutendo alla Casa Bianca, sotto la regia di Kelly. Secondo fonti dell’Amministrazione, entro fine anno o all’inizio del prossimo Tillerson cederebbe il passo all’ex deputato italo-americano Pompeo, che a sua volta sarebbe rimpiazzato dal senatore repubblicano Tom Cotton.
Pompeo, criticato da più parti per una gestione troppo politica dell’agenzia di in- telligence, si è conquistato la fiducia di Trump nei frequenti briefing quotidiani sulla sicurezza, diventando uno dei suoi consiglieri più ascoltati. Cotton, 40 anni, dell’Arkansas, è invece un alleato chiave di Trump al Senato su sicurezza e immi- grazione. Non è ancora chiaro, precisa il Nyt, se il presidente ha dato il suo ok finale al piano, ma Kelly ha già contattato gli interessati e le indiscrezioni affidate alla stampa sarebbero un messaggio chiaro a Tillerson perche’ se ne vada. Trump non ha smentito il piano e non ha confermato una fiducia a lungo termine. Ad una domanda sul tema si è limitato a rispondere: “Rex è qui”, ossia per ora resta. Sulla stessa lunghezza d’onda anche la porta- voce della Casa Bianca: “Non ci sono annunci sul personale al momento. Tillerson continua a guidare il Dipartimento di Stato. Come abbiamo detto molte volte, se il presidente perde la fiducia in qualcuno questo non presta più il suo servizio ma oggi Rex era qui e con tutto il gabinetto è impegnato a completare questo primo anno di incredibile successo dell’ammi- nistrazione Trump”.
Ma sembra solo questione di tempo, anche se la portavoce del dipartimento di stato Heather Nauert ha riferito che Kelly ha telefonato al capo della staff di Tillerson per dirle che “le voci non sono vere”, aggiungendo che il capo della diplomazia ha una agenda fitta di appuntamenti.
A partire da un viaggio ufficiale in Europa da lunedì, dove pero’ rischia di arrivare de- legittimato.
Silenzio per ora da Tillerson, che però dopo le voci circolate sui media ha cancellato il suo intervento ieri ad un evento sull’Aids e ha incontrato due volte Trump alla Casa Bianca, probabilmente per un chiarimento.
I due sono agli antipodi per stile e metodo di lavoro. Note le loro divergenze su dossier scottanti, dall’Iran al Qatar, dalla Russia alla Corea del Nord: su quest’ultimo Trump ha messo in imbarazzo più volte il suo ministro degli Esteri, come quando ha twittato che stava “sprecando il suo tempo a negoziare con little rocket man”.
Poi è trapelata l’offesa di Tillerson (deficiente) che forse ha segnato il suo destino. “Fake news”, aveva minimizzato il magnate, dicendosi però certo di vincere con lui in un test sul quoziente d’intelligenza. Infine il recente viaggio di Ivanka in India, senza un’adeguata delegazione del dipartimento di Stato. Un dipartimento peraltro dove Tillerson non è amato dopo la sua drastica cura dimagrante di bilancio e personale.
















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