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Tim/Genish non rinuncia alla rete, accelera su 5G



Accordi con Samsung e Vodafone, al lavoro su Open Fiber

MILANO. Tim non è disposta a rinunciare alla Rete e al Governo, che vuole accelerare sulla costituzione di un unico player, risponde di essere aperta a collaborare con Open Fiber ma rivendicando il suo ruolo di capofila. E intanto accelera sul 5G firmando una partnership strategica con Samsung e un 'non disclosure agreement' (come quello stretto settimana scorsa con Open Fiber) con Vodafone. L'ipotesi piace alla Borsa, il titolo si infiamma e sale del 6% per chiudere poi in rialzo del 2,8% a 0,53 euro. Genish è in Asia per una serie di incontri bilaterali con i produttori di device e intanto mette alcuni 'paletti' all'ipotesi di se- parazione della Rete: solo Tim è "il soggetto tenuto a controllare la Rete in Italia, come avviene in tutti gli altri Paesi" e "ogni tentativo di separazione proprietaria della Rete non porrebbe solo a rischio il futuro aziendale di TIM, ma anche lo sviluppo digitale del Paese". Ribadisce che "siamo favorevoli alla creazione in Italia di un singolo network di Rete per evitare inutili duplicazioni di investimenti infrastrutturali e aperti a possibili collaborazioni con Open Fiber" ma "solo mantenendo il controllo della Rete potremo garantire gli attuali livelli di investimenti e occupazionali, oltre al futuro sviluppo della tecnologia 5G, il cui successo per Tim ma anche per l'Italia si basa anche nella combinazione di infrastrutture di Rete fissa e mobile. Ogni tentativo di separazione proprietaria della Rete non porrebbe solo a rischio il futuro aziendale di Tim, ma anche lo sviluppo digitale del Paese". Al mercato piace l'idea di una remunerazione a RAB (Regulatory Asset Base) della rete fissa, tanto quanto la rete dell'elet- tricità e del gas, soprattutto associato all'integrazione con la rete Open Fiber. Questo consentirebbe al Paese di godere della migliore infrastruttura di telecomunicazione in tutta Europa e, a tutti gli stakeholder e azionisti di Tim, di beneficiarne di conseguenza, sottolineano fonti vicine a Elliott ricordando che uno spin off porterebbe l'enterprise value implicito della rete Tim ad oscillare tra i 16 e i 25 miliardi di euro. "Vediamo un chiaro impatto positivo per Tim, in quanto viene rimosso il rischio competitivo e di sovrainvestimenti" commentano gli analisti di Equita anche se restano delle zone d'ombra, per esempio sulla forza lavoro.

Intanto il gruppo cambia passo sul 5G e comincia a discutere con Vodafone, che ha parimenti investito per l'acquisizione delle frequenze (2,4 miliardi). Le discussioni sono sotto il vincolo di riservatezza ma, secondo quanto si apprende, l'obiettivo sarebbe condividere i costi e accelerare il rollout della nuova connessione ultraveloce. Tim vuole anticipare il debutto al 2019 e per questo ha firmato un accordo con Samsung (nei prossimi giorni ne dovrebbero seguire altri) per il lancio congiunto dei servizi e dei terminali 5G.


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