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Toninelli alla prova di forza



PONTE DI GENOVA/PRONTO IL DECRETONE POST CROLLO: FINCANTIERI RICOSTRUIRÀ IL VIADOTTO

ROMA. Il decreto per Genova è quasi pronto e andrà in Consiglio dei Ministri venerdì, o forse già giovedì. L'atteso provvedimento per aiutare il capoluogo ligure a rialzarsi dopo il crollo del ponte Morandi, che arriva praticamente ad un mese dalla tragedia del 14 agosto, sarà un 'decretone' in cui confluiranno non solo gli aiuti alle famiglie e alle imprese, ma anche una serie di misure per le infrastrutture, a partire dalla deroga per procedere con l'affidamento diretto per il nuovo ponte a Fincantieri. Una decisione, quella di escludere Autostrade dalla ricostruzione, su cui il Governo va avanti compatto, ma su cui si riaccende la contrapposizione con gli enti locali. A fare il punto sul decreto in arrivo è il ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli, in audizione alla Camera mentre nella serata di ieri il governatore ligure, Giovanni Toti preannuncia che nel fine settimana partirà il monitoraggio dei monconi del Ponte per consentire il rientro delle famiglie nelle case per il recupero dei loro beni. Toti smorza con una battuta anche la polemica sulla nomina del commissario. Senza un ulteriore decreto legge - dice - il commissario per la ricostruzione rimane una "figura mitologica come l'ippogrifo". Il decreto preannunciato da Toninelli, cui stanno lavorando quattro Ministeri (Infrastrutture, Economia, Sviluppo e Lavoro) e che si punta a portare in CdM venerdì (ma fonti ministeriali parlano anche di giovedì), ha l'obiettivo di "far ripartire una delle città economicamente più strategiche delnostro Paese" e oltre alle misure per Genova con un "aiuto alle famiglie in tema di mutui e un aiuto alle imprese con agevolazioni fiscali", conterrà anche nuovi strumenti per tutte le infrastrutture, dalla mappatura ai sensori. E soprattutto scioglierà il nodo della ricostruzione del ponte. Il Governo vuole il "sigillo dello Stato" (e su questo è "compatto", assicura Toninelli) e intende procedere con l'affidamento senza gara a Fincantieri: per farlo inserirà nel decreto la deroga al Codice degli appalti, ora al vaglio di Bruxelles, da dove fanno sapere che l'Esecutivo Ue valuterà attentamente le richieste dell'Italia. Ma sulla ricostruzione, le istituzioni locali continuano a pensarla diversamente. "È scritto nel contratto di concessione che Aspi deve ricostruire le infrastrutture danneggiate durante la sua gestione a meno che dal Governo non venga un decreto preciso", avverte il sindaco di Genova Marco Bucci. E il Governatore Giovanni Toti si interroga su quali vantaggi avremmo se il governo anticipa i soldi per il nuovo ponte, rivalendosi poi su Autostrade. Ma dal Governoil sottosegretario leghista Rixi puntualizza: "Autostrade non ha mai costruito un viadotto o un ponte di quel tipo". Nel mirino del Governo resta intanto tutto il sistema delle concessioni autostradali su cui Toninelli prepara "un segnale di svolta ben preciso": d'ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nell'ammodernamento delle infrastrutture, annuncia il Ministro che nei prossimi giorni convocherà tutti i concessionari chiedendo un programma degli interventi. Nello specifico di Autostrade, si va avanti con il procedimento di decadenza della concessione. La società, comunque, replica sulla valutazione di riduzione della manutenzione che il ministro fornisce in Parlamento: "Sull'intera rete dal 2000 al 2017 la società ha speso in manutenzione 5,141 miliardi di euro, più degli impegni previsti dalla concessione" e sul ponte Morandi tra il 2015-18 c'è una media di 5 giorni cantieri su 7 giorni. Ma i dossier caldi non si fermano a Genova. A Venezia c'è il Mose su cui si assiste ad una "sorta di paralisi" da parte di del soggetto che deve realizzare l'opera per conto dello Stato, un'altra concessionaria, il Consorzio Venezia Nuova: "inadempienza - avverte Toninelli - ingiustificata e pericolosa, che rischia di aggravare le condizioni di manutenzione". Infine, il tema Fs-Anas: le due società non staranno più insieme, ribadisce il ministro, spiegando che si sta studiando se procedere con una scissione interna alla holding Fs o per decreto.


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