Tornano i naufragi nell’Egeo
- 14 lug 2016
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ISTANBUL. A più di 3 mesi dall'ultimo naufragio mortale, nel mar Egeo tornano le stragi di migranti. Dopo ore di disperate ricerche, i corpi di 4 persone sono emersi dalle acque al largo dell'isola Lesbo, tra la Grecia e la Turchia.
Tra loro, 2 bambini, un maschio e una femmina, e 2 adulti, un uomo e una donna. Prima dell'alba, i mezzi della guardia costiera greca e dell'agenzia Ue Frontex avevano iniziato a scandagliare quel tratto di mare dopo l'allarme lanciato per un gommone che trasportava una decina di migranti, affondato la scorsa notte dopo essere partito dalle coste turche.
Le persone messe in salvo sono 6, ma non si esclude che possano esserci altri dispersi.
Una tragedia che rilancia l'allarme su quel tratto dell'Egeo, dove l'ultimo incidente registrato risaliva al 9 aprile scor- so, quando 4 donne e 1 bimbo annegarono al largo di Samos.
Dall'entrata in vigore dell'accordo di marzo tra l'Ue e Ankara sul respingimento dei migranti irregolari, le partenze dalle coste turche sono calate drasticamente: da una media di circa duemila al giorno, oggi - indicano concordi i dati di au- torità locali e ong - sulle isole greche ne sbarcano poche decine. In alcuni giorni, nessuno.
Secondo l'Unhcr, da inizio giugno sono arrivate in Grecia meno di 2 mila persone. Un effetto anche del rafforza- mento dei pattugliamenti in mare.
Dall'inizio dell'anno, la guardia costiera turca dichiara di aver intercettato nell'Egeo quasi 25 mila migranti. Così, dopo i 376 morti registrati nei primi 3 mesi del- l'anno dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni, erano finiti anche i naufragi.
Ma in molti temono che l'arrivo dell'estate e il miglioramento delle condizioni del mare possa ora incentivare nuo- vi viaggi di disperati, insieme allo stallo delle operazioni di rinvio dalla Grecia alla Turchia. Secondo gli ultimi dati disponibili, i migranti rimandati indietro dall'avvio dell'accordo sono stati appena 462.
Quelli tuttora bloccati in Grecia, in precarie condizioni di assistenza, sfiorano invece i 57 mila. L'accordo resta anche nel mirino di molte ong, che non considerano la Turchia un Paese sicuro per i migranti, accusandola di rimpatri forzati e persino di sparare su rifugiati siriani alla sua frontiera.
Da Amnesty International a Human Rights Watch, in queste settimane di calma nell'Egeo, gli appelli all'Europa perché smetta di rimandarli indietro non si sono mai fermati.
















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