Tortura contro gli anziani
- 1 giu 2018
- Tempo di lettura: 2 min
CHIUSA CASA DI RIPOSO NEL BOLOGNESE. IL PROCURATORE: DANNI PSICHICI E FISICI INACCETTABILI

BOLOGNA. I familiari affidavano i loro anziani per accudirli, ma quella casa famiglia con rette fino a tremila euro in realtà era una 'casa degli orrori'. Sono stati gli stessi carabinieri del Nas di Bologna, che lo scorso marzo hanno avviato le indagini, a definirla così. Dentro la struttura privata "Il Fiore", a San Lazzaro, nel Bolognese, il titolare e i suoi dipendenti facevano di tutto, tranne occuparsi della salute degli ospiti: sputi, strattoni e schiaffi, pazienti legati al letto e una somministrazione "abnorme di sedativi" (anche farmaci psicotropi) per tenerli buoni e mansueti. "Il modo alla fine lo trovi perché lo riduci come zombie e il problema è già finito", diceva il titolare della struttura, Vanes Dani, ex infermiere settantenne, che ieri mattina è finito in carcere per maltrattamenti e lesioni ed è anche indagato per l'esercizio abusivo della professione medica: secondo le indagini, infatti, avrebbe prescritto diversi farmaci, spacciandosi per medico. "L'operazione, come scrive il gip Alberto Ziroldi, ci ha consentito di salvare la vita a due pazienti. Quello che è emerso dalle indagini è una gestione degli anziani inaccettabile - ha detto il Procuratore capo di Bologna, Giuseppe Amato -, sicuramente con il contenimento fisico e la somministrazione di benzodiazepine, in un caso con dose 25 volte superiore a quanto stabilito. Le posizioni di alcuni indagati potrebbero aggravarsi e potrebbe essere ipotizzato il reato di tortura, visti i danni psichici e fisici provocati". Oltre al titolare, la direttrice della struttura e l'operatrice socio-sanitariasono finite agli arresti domiciliari.
E poi c'è la figura di un medico compiacente, che in cambio di denaro forniva timbri e ricettario al titolare de 'Il Fiore', interdetto dall'esercizio della professione. Gli indagati sono otto in tutto e la casa famiglia è stata sequestrata e affidata all'Ausl di Bologna. Le indagini, svolte anche tramite intercettazioni ambientali e telefoniche, sono scattate dopo che i carabinieri hanno raccolto alcune voci in paese, in particolare sulla somministrazione di farmaci senza prescrizione medica. Inoltre, i colleghi del Nas avevano accertato già in due casi il sovraffollamento della struttura, che ospitava otto persone invece delle sei previste.
Per capire cosa succedeva nella casa famiglia, basti pensare che sabato scorso i carabinieri sono dovuti entrare con un'escamotage per salvare un paziente 90enne che stava per andare in blocco renale e che ora è ricoverato in gravi condizioni in ospedale. L'intervento è scattato dopo che gli investigatori avevano ascoltato questa frase: "Vanes dice che non fa niente, e se è andato in blocco renale fa finta di niente e fa lui la pipì nel pannolone". Per il titolare e i dipendenti, del resto, era normale trattare i pazienti così: "Ci sono i vecchietti che rompono il c..., abbaiano"; "Se campa campa, se muore arrivederci. Un rompic... in meno, faccio l'Istat e abbiamo giàrisoltoilproblema". I familiari dei sei ospiti non si erano accorti di nulla e nei pochi casi in cui avevano mostrato i loro dubbi al titolare della struttura, lui era riuscito a convincerli che si trattava di sintomi legati a ciò di cui soffrivano gli anziani. Nel frattempo, continuavano a somministrare loro i sedativi, a volte di nascosto, mettendoli nel caffè o nel succo di frutta.
















Commenti