Troppo brutta per lo stupro
- Redazione
- 11 mar 2019
- Tempo di lettura: 2 min
ANCONA/SENTENZA SHOCK IN APPELLO IN UN CASO DI VIOLENZA SESSUALE. PROCESSO DA RIFARE

ANCONA. La ragazza era troppo 'mascolina', poco attraente e poco credibile come vittima di stupro. Fanno discutere alcuni passaggi choc della sentenza del collegio della Corte d'appello di Ancona, formato da tre donne: avallando argomenti dei due imputati, li assolse nel 2017, ribaltando le condanne di primo grado a 5 e 3 anni di carcere per le accuse di aver drogato e violentato una 22enne originaria, come loro, del Perù. "La ragazza neanche mi piaceva", sostenne il presunto autore dello stupro che l'aveva registrata sulla rubrica del suo cellulare con il nome di "Vikingo"; affermò anche, così come il ragazzo accusato di aver fatto da 'palo', che i rapporti sessuali consumati in un parco dopo una serata al pub furono consenzienti. Il verdetto è stato ora annullato dalla Cassazione e il processo d'appello bis si terrà presto a Perugia. Intanto, però si molti- plicano le reazioni di sdegno per i concetti espressi nella sentenza. "Indignazione" è lo stato d'animo della rete femminista Rebel Network e del Comitato Marche Pride i quali, insieme a molte altre associazioni e ai sindacati, attueranno un flash mob di protesta stamattina davanti alla Corte d'appello di Ancona. Per il procuratore generale di Ancona Sergio Sottani, che ha impugnato quella decisione, bisogna "evitare che nei processi l'uso delle parole possa costituire una forma ulteriore di violenza nei confronti della vittime". "Ritenere - ha aggiunto - che la mancata attrazione sessuale del presunto stupratore per la vittima possa rappresentare un elemento a sostegno della mancanza di respon- sabilità, credo debba essere evitato perché si rischia di appesantire lo stress cui la vittima è già sottoposta". La deputata di Fi Vincenza Labriola parla di motivazione "aberrante": "dalla tempesta emotiva, all'aspetto fisico, al fatto che le donne indossino i jeans, la gonna corta, mettano il rossetto: queste attenuanti rischiano di giustificare una violenza che è semplicemente una vergogna". Il legale che assiste la parte offesa, avv. Cinzia Molinaro, si prepara al nuovo processo d'appello e ricorda lo "sconcerto" che seguì alla lettura della sentenza: non solo l'assoluzione e il fatto che la giovane non venisse ritenuta più credibile ma anche i passaggi che riprendevano le tesi difensive sull'aspetto "mascolino" della vittima, non abbastanza attraente. La giovane era stata definita "scaltra peruviana" e 'sospettata' di aver ispirato la "nottata goliardica" per giustificarsi con la madre dopo aver bevuto troppo in compagnia dei due imputati. "Quando tornò a casa - rimarca l'avvocato Molinaro - per il torpore non era in grado di ricordare quasi nulla, solo flash. Aveva gravi ferite di cui non si era neanche accorta, è stata operata: disse di non essere in grado di dire se avesse iniziato un rapporto consenziente ma che a un certo punto era stata molto male, aveva detto basta senza che il ragazzo si fermasse". In ospedale, riscontrarono in lei un forte quantitativo di benzodiazepine, 'droga da stupro', che non ricordava di aver assunto: secondo l'accusa furono gli imputati a drogare la sua birra.
















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