Trump “assolve” Kim e i genitori di Warmbier si infuriano
- Redazione

- 2 mar 2019
- Tempo di lettura: 2 min

WASHINGTON. Tornato alla Casa Bianca, Donald Trump è finito sotto accusa non solo per il fallimento del vertice di Hanoi sulla denuclearizzazione della penisola coreana ma anche per aver profuso lodi sperticate ad un dittatore come Kim Jong-un e aver preso per buona la sua dichiarata estraneità alla morte dello studente americano Otto Warmbier, deceduto negli Usa dopo una lunga detenzione in Corea del nord.
"Mi ha detto che non ne sapeva nulla e lo prenderò in parola", ha detto il tycoon, facendo infuriare la famiglia della vittima, che ha deciso di rompere il silenzio.
"Siamo stati rispettosi durante il summit. Ora dobbiamo dire la nostra. Kim e il suo regime malvagio sono responsabili della morte di nostro figlio. Kim e il suo regime malvagio sono responsabili di crudeltà e disumanità inimmaginabili. Nessuna scusa o apprezzamento generoso può cambiare questo", hanno scritto Fred e Cindy Warmbier in un comunicato, attaccando il presidente pur senza nominarlo.
E pensare che Trump aveva cavalcato la morte dello studente per dimostrare la crudeltà di Kim, prima di iniziare con lui una luna di miele con lettere e tweet. Giovedì nella conferenza stampa di fine del summit ha in qualche modo "discolpato" il leader nordcoreano. Il tycoon ha riconosciuto che "ad Otto capitò qualcosa di pessimo" ma ha aggiunto di non credere che Kim lo sapesse o lo avesse permesso. Insomma, ha accreditato la versione della sua controparte, come fece con Vladimir Putin quando lo 'zar' negò le interferenza russe nelle elezioni Usa.
Ma il follow-up è imbarazzante, tanto che la Casa Bianca ha spedito alla tv amica Fox News la consigliera Kellianne Conway per gettare acqua sul fuoco. "Il presidente concorda con la famiglia Warmbier e ritiene la Corea del Nord responsabile per la morte di Otto", ha detto, precisando però che Trump crede che Kim non fosse al corrente di quello che successe.
Lo studente ventiduenne era stato arrestato e condannato a Pyongyang con l'accusa di aver rubato un poster propagandistico all'aeroporto mentre era in gita con una comitiva turistica. Il 13 giugno 2017, in stato già comatoso, era stato rilasciato dal governo nordcoreano e riportato nella casa dei suoi genitori, dove morì 5 giorni dopo.
















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