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Trump fa tremare le Borse



IL PRESIDENTE MINACCIA DAZI E SI NOMINA “TARIFF MAN”. E IL DOW SPROFONDA

WASHINGTON. Tonfo di Wall Street per i crescenti dubbi sulla tregua dei dazi Usa-Cina annunciata al G20 e le nuove minacce da parte di Donald Trump di usare le tariffe contro Pechino se non si arrivera’ ad un accordo. Il Dow Jones ha perso il 3,08% a 25031,41 punti, il Nasdaq il 3,80% a 7158,43 punti. Tonfo anche per l’indice S&P500: - 3,23% a 2.700,37 punti. Un’onda negativa cominciata nelle borse asiatiche (Tokyo ha chiuso in calo del 2,4%) e continuata in quelle europee (Milano -1,37%), ma che ha raggiunto il culmine a New York. L’euforia dei mercati per il disgelo commerciale fra Washington e Pechino è durata solo un giorno. Ieri sono prevalsi gli interrogativi e lo scetticismo, insieme alle preoccupazioni più generali su un rallentamento dell’economia mondiale. E’ stato lo stesso presidente americano a segnalare una certa cautela, dopo aver celebrato quello che aveva presentato come un grande successo. Il tycoon ha twittato che il suo team sta lavorando per vedere se “un vero accordo” è raggiungibile. Un accordo che “il presidente Xi ed io vogliamo” e che “probabilmente” si farà. Ma Trump ha minacciato che altrimenti userà i dazi, coniando un soprannome anche per se stesso: “Tariff man”. L’inquilino della Casa Bianca ha precisato che i 90 giorni di tregua per mettere a punto un’intesa sono scattati dal giorno della “meravigliosa e molto cordiale cena” con Xi, “salvo proroghe”, lasciando quindi aperta l’ipotesi di una estensione dei tempi per i negoziati. Molti economisti sono infatti scettici che bastino tre mesi per superare tutti gli scogli che separano Usa e Cina, soprattutto nel campo dei sussidi pubblici per le industrie strategiche cinesi, i trasferimenti forzati di tecnologia e il furto della proprietà intellettuale. I dubbi riguardano anche una tregua priva di dettagli, di scadenze per i presunti impegni presi da Pechino, di conferme da parte cinese. Lunedì i consiglieri economici della Casa Bianca non hanno aggiunto dettagli a quanto dichiarato da Donald Trump, dall’altro lato la Cina non ha confermato né la rimozione dei dazi sulle auto importate dagli Stati Uniti né l’impegno ad acquistare subito prodotti agricoli, energetici e industriali americani. Ieri il ministro del Tesoro Steve Mnuchin ha assicurato che Pechino si e’ impegnata ad acquistare 1200 miliardi di dollari di export americano nei prossimi anni e che, “se questo è vero”, sarà sufficiente per chiudere il pesante deficit commerciale con la Cina. Il primo banco di prova, da verificare nelle prossime settimane, ha aggiunto, sarà l’aumento degli acquisti di prodotti agricoli, per la gioia degli elettori rurali del tycoon. A raffreddare l’entusiasmo dei mercati anche il fatto che a guidare i negoziati è stato scelto un falco, il rappresentante per il commercio Bob Lighthizer. Non mancano le incognite dell’incontro ieri alla Casa Bianca fra Trump e i rappresentanti delle tre maggiori case automobilistiche tedesche (Bmw, Volkswagen e Daimler), sullo sfondo delle minacce Usa di imporre dazi del 25% sulle vetture di importazione europea. Anche Donald Trump, contrariamente al previsto, ha incontrato oggi alla Casa Bianca i rappresentanti delle tre maggiori case automobilistiche tedesche (Bmw, Volkswagen e Daimler), sullo sfondo delle minacce americane di imporre dazi del 25% sulle vetture di importazione europea. Si tratta di Herbert Diess (Ceo Wolkswagen), Dieter Zetsche (presidente Daimler) e Nicolas Peter (capo finanziario Bmw). I tre boss dell’auto tedesca hanno incontrato Trump dopo un colloquio con il segretario al Commercio Wilbur Ross e con il rappresentante per il commercio Usa, Robert Lighthizer. “L’America per noi è il mercato più importante” ha detto l’a.d. di Daimler, Dieter Zetsche, a Handelsblatt dopo l’incontro con Trump, “e noi vogliamo ampliare gli affari in Usa”. Wilbur Ross ha chiesto ai produttori di auto tedeschi di aumentare la produzione in America. “Il nostro deficit commerciale in auto e componenti d’auto nei confronti della Germania è di circa 30 miliardi di dollari” ha detto Ross “circa la metà del nostro intero deficit con l’Europa”. L’ambasciatrice tedesca, Emily Haber, in un primo momento non invitata all’incontro, ha ricevuto un invito all’ultimo momento, riferisce sempre Handelsbatt, citando fonti vicine alla diplomazia tedesca


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