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Trump getta gli Usa nel caos

SHUTDOWN: “SENZA IL MIO MURO NON FIRMO” E WALL STREET AFFONDA


NEW YORK. "Sono stato molto chiaro, ogni finanziamento al governo deve tenere conto della sicurezza dei confini": lo ha detto Donald Trump per spiegare il suo no al compromesso approvato dal Senato per tentare di evitare lo shutdown, il blocco delle risorse al governo federale. Testo che non prevede le risorse per il muro al confine col Messico. Trump ha quindi sottolineato come gli Usa spendano ogni anno moltissimi soldi per difendere gli altri e che quindi è impensabile non stanziare risorse per pro- teggere le proprie frontiere.


Il tycoon ha quindi affermato che ogni anno l'immigrazione illegale costa agli Usa 270 miliardi di dollari. Donald Trump afferma quindi a chiare note che non intende firmare il provvedimento approvato dal Senato per il finanzia- mento del governo fino a febbraio. Un no secco quello del presidente americano legato alla mancanza dei fondi per il muro al confine con il Messico. E un no che torna a far aleggiare la paura di uno shutdown del governo, ovvero una sua paralisi, a partire dalla mezzanotte di oggi ora di Washington. I tempi per un accordo e un compromesso sono ristretti e i democratici non sem- brano disposti ad aiutare i repubblicani a uscire dall'impasse. Una situazione quindi di stallo che preoccupa ancora di più Wall Street, già alle prese con la 'delusione' della Fed.


Uno shutdown rischia infatti di dare un ulteriore colpo all'economia aumentando le incertezze sulle prospettive future, soprattutto in vista dell'insediamento del nuovo Congresso in gennaio con i democratici al controllo della Camera. Una situazione che affossa le Borse mondiali. Il rallentamento della tabella di marcia dei rialzi della banca centrale americana per il 2019 non basta ai mercati finanziari, che speravano in toni più da 'colomba' da parte del presidente Jerome Powell. La gior- nata di passione non risparmia nessuno: l'Asia chiude in profondo rosso, così come l'Europa con Milano che arretra dell'1,93% e vede annullare gli effetti positivi dell'accordo sulla manovra. Wall Street apre la seduta contenendo le perdite poi peggiora con il trascorrere delle ore per le tensioni a Washington, con lo shutdown che torna a far paura e alla chiusura il Dow Jones arretra del 2,02%.


Il Nasdaq perde l'1,63%, portando al 19,5% il bilancio delle perdite accumulate dal picco toccato in agosto. Lo S&P 500 cede l'1,59%. Risente del rischio paralisi del governo americano anche il petrolio, che crolla del 4,8% ai minimi degli ultimi 17 mesi proprio sui timori sulle prospettive economiche. Complice il calo delle Borse del Vecchio Continente, la seduta a Wall Street si è aperta subito in salita. A 24 ore di distanza dalla decisione, i mercati non hanno ancora digerito le parole del presidente della Fed che, pur mostrandosi più cauto del solito, non ha soddisfatto. ''Il mercato è rimasto deluso dai commenti di Powell'', ma la ''reazione è esagerata'' dice Steven Mnuchin, il segretario al Tesoro americano. Per Powell si è trattato della riunione più difficile da quando è stato nominato alla guida della Fed: il suo compito era quello di raggiungere un equilibrio nel comunicare il rallentamento della velocità nei rialzi dei tassi senza però allarmare un mercato già volatile sulle prospettive dell'economia.

Una ripresa quella americana che è prevista rallentare con la frenata globale e sulla quale gravano molte incertezze, quali una guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina. Ma Powell non è riuscito nel suo intento. Anzi ha allarmato parlando di preoccupazione e ansia sulla crescita guardando avanti. Parole che hanno gelato alimentando l'incertezza, la vera nemica dei mercati finanziari

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