Trump, la nomina scotta
- Redazione

- 10 dic 2018
- Tempo di lettura: 3 min

WASHINGTON/WILLIAM BARR FU CONTATTATO PER DIFENDERE IL PRESIDENTE NEL RUSSIAGATE
WASHINGTON. Prima di nominare William Barr come prossimo ministro della Giustizia, Donald Trump lo aveva contattato per chiedergli se voleva difenderlo nell'inchiesta sul Russiagate. Lo ha rivelato ieri il sito Yahoo News. Era la primavera del 2017, e il presidente aveva difficoltà a trovare un legale per guidare la sua difesa nelle indagini di Mueller: gran parte dei più eminenti giuristi temeva che il tycoon non avrebbe ascoltato i loro consigli. In quel periodo, raccontano alcune fonti a Yahoo News, dirigenti della Casa Bianca contattarono Barr, ex ministro della giustizia sotto George H.W. Bush, entrato nel radar di Trump dopo aver scritto un intervento su un quotidiano difendendo la decisione del presidente di licenziare Mueller. Ad un certo punto Barr fu invitato alla Casa Bianca per un breve incontro con il tycoon, che gli chiese se era interessato alla proposta. Ma Barr tergiversò, disse che aveva altri impegni e che avrebbe dovuto pensarci. Le discussioni fra Trump e i suoi consiglieri sull'assunzione di Barr non finirono allora ma ripresero quest'anno dopo la partenza di John Dowd, l'avvocato leader del team difensivo del presidente, e continuarono sino all'estate, quando il capo della Casa Bianca trovò un altro candidato ben più desideroso dell'incarico: l'ex sindaco di New York Rudi Giuliani. La notizia è ancora più importante in quanto se dovesse essere confermato, Barr assumerebbe la supervisione delle indagini condotte dal procuratore speciale Robert Mueller. È l’ultimo tassello di una serie di accuse legate al caso Mueller che, ancora una volta, hanno segnato la giornata politica americana con i Repubblicani impegnati, su più fronti, a schermare il presidente dagli attacchi sempre più insistenti originati da nuovi atti depositati venerdì in Corte. Atti che gettano luce su contatti, fino ad ora sconosciuti, tra la Russia e il futuro presidente ai tempi della campagna elettorale del 2016 e che implicano direttamente Trump nel piano di comprare il silenzio di alcune donne che avrebbero potuto rovinare le sue ambizioni presidenziali rilevando dettagli sulle loro relazioni sessuali. Jerry Nadler, il più alto rappresentante dei dem alla commissione giustizia della Camera - di cui dovrebbe diventare presidente a gennaio - ritiene che se fosse provata l'accusa che Donald Trump ordinò di comprare il silenzio di due donne per non danneggiare la sua campagna presidenziale, ci sarebbero gli estremi per l'impeachment. Ma Nadler, parlando alla Cnn, ha precisato che non è chiaro se tale reato basterebbe da solo a giustificare il lancio della procedura da parte del Congresso. Il deputato pensa che il Congresso, il dipartimento di Giustizia e il Procuratore
speciale debbano andare sino in fondo su tutti i fronti, accertando se il tycoon abbia mentito sui suoi contatti con i russi e abbia ostacolato la giustizia. Stessa idea per il deputato californiano Adam B. Schiff, prossimo capo dell’House Intelligence Committee, intervenuto a “Face the Nation”, secondo cui c’è “una prospettiva reale che Trump possa essere processato alla fine del suo mandato e che sia il primo presidente a passare diverso tempo in carcere”. Dopo le rivelazione di Michael Cohen, l'ex avvocato del presidente che ora lo accusa di avergli ordinato di pagare la pornostar Stormy Daniels e l'ex coniglietta di Playboy Karen McDougal, i procuratori hanno collegato per la prima volta Trump ad un reato federale, la violazione della legge sulla campagna elettorale. I repubblicani, intanto, fanno cerchio. In un’intervista andata in onda su “Meet the Press”, il senatore Rand Paul ha minimizzato le accuse rivolte a Trump relative al finanziamento della sua campagna elettorale. “Penso personalmente che se qualcuno commette un errore nella compilazione di alcuni documenti non dovrebbe rischiare di finire in carcere ma dovrebbe essere punito con un’ammenda”. “Diventeremo una repubblica delle banane - continuato Paulse ogni presidente verrà indagato e messo in carcere dopo aver concluso il suo mandato”.Il senatore del Kentucky ha anche commentato sulla negoziazione portata avanti da Trump per costruire un hotel a Mosca affermando che il presidente non ha commesso niente di illegale se non ha promesso niente in cambio. Il sito Buzzfeed News aveva riportato lo scorso mese che il progetto includeva la concessione di una penthouse al presidente russo Wladimir Putin del valore di 50 milioni di dollari.
















Commenti