Trump ora accusa il principe
- Redazione

- 25 ott 2018
- Tempo di lettura: 2 min

GIALLO KHASHOGGI/ “SE LAGGIÙ C’È UN COLPEVOLE, QUELLO SAREBBE LUI”
NEW YORK. Se nelle stanze del potere di Riad c'è un colpevole per l'omicidio di Jamal Khashoggi, allora è Mohammed bin Sal- man. L'accelerazione di Donald Trump spezza i tatticismi sul caso che da tre settimane sta infiammando il Medio Oriente. "Beh, il principe gestisce le cose laggiù, soprattutto a questo stadio, e quindi se dovesse essere qualcuno, sarebbe lui", ha detto al Wall Street Journal il presidente. Trump, che dice di sentirsi "tradito" dall'Arabia Saudita e parla del "peggior insabbiamento di sempre", ha lanciato le prime sanzioni bloccando i visti di 21 sospetti per l'uccisione del reporter, seguito a ruota da Theresa May. Mentre l'Italia, ha fatto sapere il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, sta "senz'altro valutando" la possibilità di bloccare la fornitura di armi all'Arabia Saudita, come ha già fatto la Germania. "Ieri - ha spiegato - insieme agli altri Paesi del G7 abbiamo fatto un altro appello perché sia fatta chiarezza su questa questione terribile. I cittadini di vari paesi hanno il diritto di sapere la verità". Mbs - come i media amano chiamare il principe - continua però a professarsi estraneo alla vicenda, e nel primo intervento pubblico dall'ammissione dell'omicidio di Khashoggi, davanti alla platea della sua 'Davos del deserto', ha parlato di "un crimine odioso che non può essere giustificato", promettendo che "chi c'è dietro verrà punito" e "la giustizia alla fine prevarrà". "Sappiamo che molte persone stanno tentando di utilizzare questa cosa penosa per creare una frattura tra Arabia Saudita e Turchia. Voglio mandar loro un messaggio: non ci riusciranno", ha aggiunto subito dopo una telefonata distensiva con Recep Tayyip Erdogan. Dopo lo show di martedì in diretta tv, in cui ha parlato di un "omicidio brutale e premeditato", il presidente turco ha ricevuto rassicurazioni sulla volontà del Regno di collaborare nel prosieguo delle indagini. Ma per il momento continua a tenergli il fiato sul collo, sfruttando la leva dell'inchiesta per riequilibrare le relazioni con Riad. "Siamo determinati a non permettere un insabbiamento", ha ribadito. Ancora ieri si è consumato un nuovo tira e molla tra la polizia turca e le autorità saudite sulla perquisizione di un pozzo nel giardino del consolato di Istanbul. Non è chiaro cosa gli investigatori si aspettino di trovarci, dopo la notizia diffusa ieri dal- l'emittente britannica Skynews, non confermata dai magistrati, del rinvenimento di resti del giornalista proprio nel giardino della sede diplomatica. Il via libera per la perquisizione è comunque giunto dopo la denuncia pubblica dell'ostruzionismo di Riad. Al centro delle indagini resta sempre la ricerca del corpo, che prosegue tra la Foresta di Belgrado - il bosco alla periferia di Istanbul dove le telecamere di sorveglianza hanno confermato un sopralluogo di agenti sauditi alla vigilia del delitto - e alcune strutture a disposizione degli 007 di Riad. Come la presunta "casa sicura" in cui, secondo fonti saudite citate dalla Cnn, il reporter avrebbe dovuto essere portato dopo essere stato drogato, se non avesse accettato di tornare in patria. Il piano prevedeva il sequestro e non l'omicidio. E se Khashoggi si fosse mostrato un osso troppo duro da convincere, sarebbe stato rilasciato tramite un "collaboratore locale" per non implicare Riad. Probabilmente, lo stesso uomo che alla fine ha invece dovuto disfarsi del corpo.
















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