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Trump rialza i dazi alla Cina

GUERRA COMMERCIALE/IL PUGNO DURO DEL PRESIDENTE FA AFFONDARE LE BORSE

di Serena di Ronza


NEW YORK. Gli Stati Uniti aumenteranno i dazi nei confronti della Cina venerdì: i rialzi scatteranno alle 12.01. Lo afferma il rappresentante Usa al Commercio, Robert Lighthizer, confermando la minaccia di Donald Trump. Il presidente su Twitter ha parlato di un aumento dei dazi dal 10% al 25% su 200 miliardi di dollari di Made in China. L'entrata in vigore dei rialzi fa seguito - spiega il segretario al Tesoro Steven Mnuchin - al passo indietro di Pechino sul linguaggio dell'accordo raggiunto. Intanto le borse affondano, gelate dai timori di una guerra commerciale a tutto campo fra le due superpotenze mondiali. Una battaglia che rischia di soffocare la già debole ripresa economica globale. Digerito lo shock dei tweet del presidente americano, Pechino ha cercato di smorzare i toni: una delegazione cinese sarà comunque a Washington nei prossimi giorni per l’atteso nuovo round di trattative, quello che avrebbe dovuto suggellare la storica intesa entro la fine della settimana. Ora invece la mossa di Trump è quella di un inasprimento dei dazi dal 10 al 25% su 200 miliardi di dollari di Made in China entro venerdì. Da chi la Cina sarà rappresentata alle trattative e quando la delegazione arriverà resta tutto da chiari- re, così come resta da chiarire se sarà presente o meno il vicepremier e capo negoziatore Liu He. Gli occhi adesso sono tutti puntati su Xi Jinping, colto di sorpresa e messo all’angolo da Trump. Il presidente cinese è consapevole che un accordo commerciale con gli Stati Uniti è cruciale per la ripresa economica del Dragone, che ha bisogno di una spinta: una guerra con Washington - secondo le stime degli economisti - si tradurrebbe in una riduzione della crescita cinese fra gli 1,6 e i 2 punti percentuali in 12 mesi. Dall’altra parte però Xi sa anche di non poter cedere e mostrarsi debole di fronte agli attacchi del tycoon: farlo significherebbe complicare la sua posizione politica. Sarebbero d’altra parte proprio le tensioni politiche interne cinesi ad aver scatenato l’ira di Trump e la minaccia sui dazi: secondo indiscrezioni, i negoziatori di Pechino nel corso dell’ultimo round di trattative avrebbero sollevato la loro opposizione a qualsiasi accordo commerciale e concessione che richiedesse una modifica delle leggi cinesi, come chiesto dagli Stati Uniti. La strada indicata dal Dragone sarebbe quella di atti e provvedimenti amministrativi, in contraddizione agli impegni precedenti. Da qui l’impasse e le minacce del capo della Casa Bianca, bollato dagli investitori cinesi come ‘Thanos’, il cattivo di Avenger che vuole spazzare via il mercato cinese. Le piazze finanziarie cinesi in effetti sono crollate dopo la gelata di Trump: Shanghai ha chiuso perdendo il 5,58%. In rosso anche le borse del Vecchio Continente, con Milano maglia nera d’Europa che cede l’1,63%.Francoforte arretra dell’1,01%, Parigi dell’1,18%. Non è andata molto meglio ai listini americani: Wall Street ha aperto in forte calo, per poi ridurre le perdite con il passare delle ore. Fra le società che pagano il conto più salato c’è Apple, una delle più esposte alle tensioni commerciali fra Stati Uniti e Cina: i titoli di Cupertino sono arrivati a perdere il 3,9%, per poi recuperare e pro- cedere comunque in rosso. “Ai mercati non piacciono le sorprese”, hanno commentato gli analisti. Nelle ultime settimane l’ottimismo su un accordo commerciale a portata di mano aveva spinto i listini e rassicurato gli investitori, convinti che un’intesa tra Washington e Pechino potesse spingere la ripresa globale e spazzare via i timori di una recessione.Comunque, le speranze per un accordo a breve restano: molti fra gli osservatori ritengono che i tweet di Trump siano solo una tattica negoziale; altri però temono l’imprevedibilità del tycoon, che potrebbe impuntarsi e portare ad una guerra commerciale che non avrebbe alcun vincitore.

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