Trump “soft” con Huawei
- Redazione

- 22 feb 2019
- Tempo di lettura: 2 min

IL PRESIDENTE: “BATTERE LA CONCORRENZA SENZA BLOCCARE LA TECNOLOGIA”
WASHINGTON. “Voglio che gli Stati Uniti vincano tramite la competizione e non bloccando le attuali tecnologie più avanzate”: con questo tweet Donald Trump, pur non nominandolo, sembra offrire un ramoscello di ulivo al colosso cinese delle tlc Huawei, aumentando le aspettative che stia preparando il terreno per concludere l’accordo commerciale con Pechino entro la scadenza del primo marzo, mentre i negoziati sono proseguiti ieri a Washington ai più alti livelli.
Una mossa che arriva mentre sembra naufragare la campagna americana per convincere gli alleati europei a boicottare Huawei nelle gare per la nuova tecnologia G5 - in cui il gigante cinese è leader assoluto - evocando i timori che possa essere usata a scopi di spionaggio.
Italia, Germania e persino la Gran Bretagna, l’alleato più fedele degli Stati Uniti, sono orientate a mantenere le loro commesse, in parte perché già appaltate e in parte perché non ci sono alternative, senza contare poi il rischio di rappresaglie commerciali cinesi. Così Trump strizza l’occhio a Pechino, usando la carota dopo il bastone dei dazi: il tycoon difficilmente potrà intervenire nella vicenda giudiziaria di ‘lady Huawey’, di cui gli Usa hanno già chiesto l’estradizione per violazione delle sanzioni americane all’Iran, ma potrà evitare i rischi di un bando totale nei confronti di Huawei, dopo il divieto nelle agenzie governative.
Una mossa analoga a quella fatta con la rivale cinese di Huawey, Zte, salvata in extremis dalle sanzioni. I tweet di Trump sono però anche un rimprovero all’hi-tech americano ed esprimono la frustrazione di un presidente che si è vantato dei primati dell’industria statunitense ma non vede all’orizzonte alcuna tecnologia G5 totalmente ‘made in Usa’: “Io voglio il 5G, e addirittura il 6G, negli Stati Uniti il prima possibile. È di gran lunga più potente e veloce degli standard attuali. La aziende americane devono intensificare i loro sforzi o resteranno indietro. Non c’è alcuna ragione di restare indietro su qualcosa che è chiaramente il futuro. Noi dobbiamo sempre essere leader in tutto cio’ che facciamo, specialmente quando si tratta del molto eccitante mondo della tecnologia!”.
La sfida per il primato tecnologico è uno dei punti chiave delle trattative commerciali in corso tra Washington e Pechino, entrate nella fase dello sprint finale per evitare che dal 2 marzo i dazi Usa su 200 miliardi di merci cinesi aumentino dal 10% al 25%. Fonti di entrambe le parti concordano che c’è una intesa di massima ma che vari punti devono ancora essere limati.
I negoziatori stanno definendo sei memorandum di intesa sulle questioni strutturali: il trasferimento forzato di tecnologia e i furti cibernetici, i diritti della proprietà intellettuale, i servizi, la valuta, le barriere commerciali non tariffarie e l’agricoltura.
A proposito di quest’ultimo capitolo, la Cina si appresterebbe a mettere sul tavolo 30 miliardi di dollari in più di acquisti di prodotti agricoli americani.
















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