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Trump: sono perseguitato

EMOCRATICI ALL’ATTACCO: RAFFICA DI INDAGINI PARLAMENTARI SUL PRESIDENTE



WASHINGTON. Raffica di indagini parlamentari dei dem, che ora controllano la Camera, su Donald Trump e la sua amministrazione: dalle possibili influenze straniere alle sue finanze, dalle dichiarazioni fiscali mai rese pubbliche alla separazione delle famiglie dei migranti, dalla gestione dei nullaosta di sicurezza a potenziali condizionamenti del Russiagate. Cade quindi nel vuoto l’appello lanciato dal presidente nel suo discorso sullo stato dell’Unione a lavorare in modo bipartisan evitando “vendette, resistenze e ridicole indagini di parte”. “Una persecuzione presidenziale senza fine”, ha reagito il tycoon su Twitter. “Non ci faremo intimidire, non rinunceremo alla nostra responsabilità costituzionale di vigilare”, gli ha risposto la speaker della Camera Nancy Pelosi, che si trova però a dover fronteggiare una imbarazzante crisi di partito in Virginia per le accuse di razzismo e di abusi sessuali a tre esponenti di vertice che si rifiutano di dimettersi: il governatore, il suo vice e l’attorney general. Il primo ad accendere le polveri è stato il presidente della commissione intelligence della Camera, Adam Schiff, che ha annunciato accertamenti su “notizie credibili di riciclaggio e compromessi finanziari” riguardanti il business di Trump come parte di una nuova indagine sui suoi presunti legami con Mosca. Ma altre commissioni della ‘House’ cercano di fare luce sullo scandalo dei bimbi di migranti separati al confine e di ottenere la dichiarazione fiscale del tycoon, dopo la presentazione di un disegno di legge che obbliga i futuri candidati presidenti a rendere noti i loro ‘tax return’ degli ultimi dieci anni. La mossa potrebbe portare ad uno showdown tra la Camera e il Tesoro Usa. “Penso che la maggioranza dell’ opinione pubblica voglia vedere la dichiarazione dei redditi del presidente”, ha commentato la Pelosi. Il rifiuto di pubblicarla da parte di Trump, rompendo una prassi ultradecennale, ha alimentato il sospetto che abbia qualcosa da nascondere, che qualche interesse finanziario possa condizionare il suo operato. Oggi invece la commissione Giustizia della Camera si prepara a torchiare sul Russiagate Matthew Whitaker, ministro della Giustizia ad interim in attesa della conferma al Senato della nomina di William Barr, che ieri intanto ha avuto disco verde dalla commissione Giustizia della Camera alta. La tensione è alle stelle perché Whitaker ha annunciato che non si presenterà se non riceverà assicurazione scritta di non essere sottoposto ad una ingiunzione in caso di mancate risposte. “I dem e le loro commissioni sono impazziti”, ha twittato Trump. “Il deputato Adam Schiff annuncia, dopo aver trovato zero collusione russa, che darà un’occhiata ad ogni aspetto della mia vita, sia finanziario che personale, anche se non c’è alcuna ragione per farlo”, ha accusato. “Ho sentito che altri capi di commissioni faranno la stessa cosa. Non è mai successo prima! Persecuzione presidenziale senza precedenti”, prosegue, sostenendo che “i repubblicani non hanno mai fatto questo al presidente Obama: non sarebbe rimasto tempo per governare”. Il rischio in effetti per Trump èdi veder paralizzata la sua attività da una pioggia di inchieste parlamentari, dopo quella del superprocuratore Robert Mueller sul Russiagate e quelle della procura di New York sulla sua fondazione e sui finanziamenti stranieri al comitato inaugurale.

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