Trump trema, arresti in arrivo
- Redazione

- 29 ott 2017
- Tempo di lettura: 3 min
CASA BIANCA/ATTESA LA SVOLTA NELL’AMBITO DELLE INDAGINI SUL RUSSIAGATE

NEW YORK. La Casa Bianca trema. Sul fronte del Russiagate, spettro che accompagna Donald Trump fin dal suo insediamento nello Studio Ovale, è attesa a ore la prima vera e propria svolta. Nell’ambito delle indagini sui presunti legami tra l’entourage del tycoon e Mosca, un giudice federale si appresta a formulare i primi capi di accusa. Ed entro domani potrebbero scattare anche le prime manette.
Questo in una settimana in cui il presidente americano ha continuato a bollare come ‘fake news’ e ‘caccia alle streghe’ tutto ciò che riguarda le indagini portate avanti dal procu- ratore speciale Robert Mueller, in un crescente nervosismo. Sull’identità delle persone coinvolte vige il massimo riserbo. Ma nel mirino ci sarebbero l’ex responsabile della
campagna elettorale di Trump, Paul Manafort, indagato a New York per riciclaggio, e l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn, che nascose di aver discusso delle sanzioni di Obama a Mosca con l’ex ambasciatore russo a Washington.
Nella ridda di nomi che in queste ore impazza sui media Usa spuntano però anche quelli degli ex legali di Trump Carter Page e Michael Cohen, coinvolti tra l’altro in un progetto per la costruzione di una Trump Tower a Mosca.
Tirati in ballo persino il figlio maggiore e il genero del presidente, a vario titolo sospettati di contatti con ambienti legati al Cremlino: Donald Trump Jr. e Jared Kushner, marito di Ivanka Trump. Al di là dei personaggi incriminati, la notizia - svelata per prima dalla Cnn e per ora non confermata ufficialmente - è una di quelle destinate a scatenare un terremoto a Washington, con un’onda d’urto sull’Amministrazione Trump dalle conseguenze difficili da prevedere.
Conseguenze che potrebbero essere amplificate dal riacuirsi dello scontro tra la Casa Bianca e una parte dell’establishment repubblicano, rappresentata da un gruppo di senatori ‘ribelli’.
E quanto siano da sempre contrastati i rapporti tra Trump e il partito emerge da un’altra clamorosa vicenda, portata alla luce dal New York Times: durante la campagna elettorale, a commissionare un primo dossier anti-Trump non sono stati i democratici o la campagna di Hillary Clinton, bensì il Washington Free Beacon, magazine conservatore che fa capo al mi- liardario Paul Singer, 73 anni, uno dei più potenti investitori di Wall Street e storico finanziatore del partito repubblicano.
Assurto agli onori della cronaca per aver guidato il gruppo di hedge fund chiamati ‘fondi avvoltoio’ nello scontro sul default dell’Argentina. Ma anche per essersi schierato tra i conservatori a favore delle nozze gay. I vertici giornalistici del Free Beacon - tre ex reporter del Wall
Street Journal - hanno ammesso di aver pagato durante le primarie del 2015 la società di investigazioni Fusion Gps, a caccia di notizie che potessero danneggiare alcuni candidati repubblicani, tra cui Donald Trump.
L’incarico fu ritirato quando nel maggio del 2016 fu chiaro che il tycoon si avviava alla conquista della nomination. In aprile furono ambienti democratici a dare l’incarico alla Fusion Gps.
Ne scaturì il cosiddetto ‘Steel Dossier’, dal nome di Cristopher Steel, l’ex 007 britannico autore del rapporto contenente dettagli su presunte tangenti per affari immobiliari in Russia e incontri del tycoon con prostitute russe.
Tutti fatti mai provati. I rappresentanti del Free Beacon negano che Singer fosse a conoscenza della vicenda. Fatto sta che all’inizio delle primarie il miliardario appoggiò il senatore della Florida Marco Rubio. E una volta che questi uscì di scena, si impegnò in tutti i modi nel tentativo di bloccare la corsa di Trump, scatenando le ire di quest’ultimo.
















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