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Trumpusconi e il trumpismo


CON L’ELEZIONE DI TRUMP È COME SE BERLUSCONI SIA STATO CLONATO


VideoAge, la rivista americana per il settore televisivo internazionale, ha condotto un sondaggio tra giornalisti ed esperti dell’industria dell’intrattenimento di nove paesi per cercare di predire se il “Trumpismo” influenzerá positivamente il business televisivo. La sorprendente (ma prevista) elezione di Donald J. Trump alla presidenza Usa sembra aver allarmato i media americani e buona parte di quelli stranieri, seppure il processo democratico abbia dato i suoi risultati e debba essere rispettato. Per la maggior parte degli americani (Hillary Clinton ha ricevuto molti più voti popolari di Trump), Trump è considerato una “trump-card” (un jolly imprevedibile), ma per gli europei, ed italiani in particolare, il Trumpismo è déjà vu. Con Silvio Berlusconi come presidente-fondatore di un partito politico e primo ministro per 10 anni a partire dal 1994, l’Italia ha anticipato il “trumpismo”, ed in effetti in Italia il fenomeno viene definito “Trumpusconi”. Già nel gennaio del 2012, VideoAge aveva ventilato la possibilità che il berlusconismo potesse arrivare alla presidenza degli Stati Uniti. Ciò si è avverato quattro anni dopo, come se Berlusconi fosse stato clonato. Infatti, sia Berlusconi che Trump hanno guadagnato miliardi con l’edilizia, entrambi sono diventati famosi grazie alla televisione, entrambi i loro rispettivi coniugi provengono dal mondo dello spettacolo, entrambi hanno cinque figli ciascuno e fanno affidamento sulle figlie mag- giori: Berlusconi su Marina e Trump su Ivanka. Entrambi hanno conflitti d’interessi, sono populisti, senza precedenti esperienze politiche e non hanno filtri sociali. Entrambi sono disprezzati da alcuni leader mondiali: Berlusconi dai francesi e tedeschi, per citarne alcuni, e Trump dalla Cina e il Messico, fra tanti altri. Tuttavia entrambi hanno un buon rapporto con il presidente russo Vladimir Putin.Non avendo altri ricorsi, adesso alcuni media statunitensi ed internazionali speculano che, alla fine, sarà proprio il Partito Repubblicano di Trump a rimuoverlo dalla presidenza (tramite l’impeachment) proprio perché è in effetti un estraneo (un outsider). Si è anche scritto sui conflitti d’interessi di Trump e sulla speranza che, come per Berlusconi, varie azioni legali accorcino la sua presidenza. Però, se la decennale esperienza governativa di Berlusconi serve da guida, la presidenza di Trump potrebbe durare per ben due mandati, cioé otto anni. Tornando alla domanda posta da VideoAge, se il trumpismo sarà un bene per lo show busi- ness e, in particolare la televisione, il sondaggio si è rivelato inconclusivo. Le opinioni dei partecipanti, da Argentina, Brasile, Gran Bretagna, Ungheria, Germania, Italia, Canada, Usa e Hong Kong, sono divise per aree geografiche: le Americhe e l’Asia molto pessimiste, mentre l’Europa piuttosto ottimista. Secondo il New York Times, durante la campagna elettorale Trump ha minacciato azioni legali contro i media a lui ostili. Come presidente, Trump avrà il potere di cambiare la direzione del mondo dello spettacolo nominando un nuovo commissario della Fcc, l’agenzia di regolamentazione, e con la nomina del controverso Jeff Sessions come nuovo capo del Dipartimento di Giustizia (per le azioni anti monopolio). Si è scritto anche che Trump rappresenterà un bene per il settore edito- riale, la stampa in generale e la produzione di documentari. Gli europei stanno già salivando sulla prospettiva che Trump tolga l’embargo sulla Russia per quindi ripristinare gli scambi commerciali. Alcuni economisti prevedono anche che il dollaro si rafforzerà rispetto alle altre valute e questo sarà un bene per i consumatori americani e, indirettamente, per le vendite internazionali di programmi televisivi americani, dal momento che il miglioramento dell’economia mondiale (per via delle esporta- zioni negli Usa) mitigherà i tassi di cambio più alti. Tuttavia, la Russia è un argomento delicato per molti americani, dal momento che Vladimir Putin è accusato di aver aiutato Trump a vincere la presidenza. Più che una “Casa Bianca di Putin”, alcuni osservatori la chiamano una “Casa Bianca di [Debbie] Wasserman Shultz”, visto che, come capo nazionale del Partito Democratico, Wasserman ha favorito la candidata presidenziale Hillary Clinton sull’avversario Bernie Sanders, che avrebbe avuto una migliore possibilità di vincere contro Trump. In conclusione, ciò che è sicuro è che il mondo, e probabilmente tutta la popolazione mondiale, sarà incollata davanti ad uno schermo televisivo per monitorare, analizzare e giudicare il trumpusconismo e la sua evoluzione in trumpismo.


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