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Tunisia, il viaggio di Gentiloni in Africa: “Governare i flussi migratori è possibile”

  • 26 nov 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


TUNISI. Sembrava aprirsi una nuova rotta nel Mediterraneo preoccupante per l'Italia, con un aumento esponenziale delle partenze di migranti dalla Tunisia. E invece, dopo il picco estivo a novembre si è tornati a una "sostanziale normalità". Paolo Gentiloni lo racconta a Tunisi, prima tappa di un viaggio di cinque giorni in Africa: la "cooperazione esemplare" con il Paese nordafricano dimostra che governare i flussi è possibile. E che l'Europa deve aiutare chi, come la Tunisia, sta affrontando una difficile transizione.

Perché, dopo l'attentato nel Sinai e mentre giunge notizia di un nuovo naufragio con decine di vittime al largo della Libia, risalta di più l'importanza di un "esperimento democratico" la cui riuscita avrebbe "impatto straordinario nel Mediterraneo".

Il presidente tunisino Beji Caid Essebsi nella mattinata di ieri ha accolto il premier italiano con ritagli di giornale, "forse di un secolo fa", che raccontano di emigranti italiani in arrivo sulle coste tunisine. Poche ore dopo, accolto nel Parlamento locale dal presidente Mohammed Ennaceur, Gentiloni nota una "caciara che sembrava il Parlamento italiano. Un numero di partiti, di richieste, di pressioni...", scherza, con l'unico accenno di giornata alla politica italiana e al difficile dossier della manovra.

Ma è di Tunisia come possibile modello che vuole parlare, nell'incontro con il primo ministro Youssef Chahed e poi con donne rappresentanti la battagliera società civile, incluso il Quartetto vincitore del Nobel per la pace. Oggi a Tunisi il premier italiano incontrerà l'inviato Onu in Libia Ghassan Salamè: alle Nazioni Unite, dice in sintonia con i leader tunisini, spetta un ruolo importante nella gestione della crisi libica, contrastando "fattori divisivi" esterni e garantendo che non ci sia "impunità" per chi compie "atti disumani".

Quanto ai migranti, la linea del governo italiano è quella che il ministro Marco Minniti ribadisce da Pozzallo: "Bisogna governare i flussi e non lasciarli nelle mani dei trafficanti di morte", senza rinnegare il "dna dell'accoglienza". Altro discorso è la minaccia terroristica: se resta alta l'allerta per il saldarsi dell'azione di diversi gruppi in Sinai, "la risposta - dice il premier, da un Paese in passato duramente colpito - non può essere solo militare".

Ecco perché Gentiloni supporta - e chiede l'Ue di supportare - Tunisi. Perché, racconta l'ambasciatore Raimondo De Cardona, la cooperazione nel Paese ha permesso di riportare nella normalità flussi che avevano fatto segnare un picco in estate (1000 partenze nel 2016, 5600 da gennaio 2017). Anche in forza di un accordo siglato sei anni fa, l'Italia ha fatto pressione perché Tunisi agisse e nelle prime tre settimane di novembre si è scesi a circa 300 partenze (ma i rimpatri sono circa 80 la settimana).

L'aumento delle partenze, nota Gentiloni, non aveva "nulla a che fare con la riduzione dei flussi dalla Libia", ma più con la povertà che colpisce il Sud del Paese. Di qui, per "risolvere il problema alla radice" i molti progetti italiani rivolti ai giovani ma anche l'aiuto a Tunisi con la formazione delle forze di sicurezza, un database per le impronte digitali e la possibile fornitura futura di nuovi veicoli e mezzi. Per l'Italia, osserva Gentiloni, la Tunisia è partner importante. Con un interscambio di 5,5 miliardi, siamo il secondo partner di Tunisi, presenti nel Paese con 800 imprese. Ma si possono cogliere "le potenzialità con ancora più forza".


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