top of page

Tunisia, si accende la protesta

  • 23 mag 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


TUNISI/CONTINUA LA SFIDA AL GOVERNO, SCONTRI A TATAOUINE, UN MORTO TRA I CONTESTATORI

TUNISI. È pesante in Tunisia il bilancio degli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine a Tataouine: un morto tra i contestatori, investito per errore da un'auto della polizia, molti feriti anche tra gli agenti di polizia, 13 autovetture, due moto e nove veicoli delle forze dell'ordine, una caserma della Guardia nazionale e un distretto di polizia dati alle fiamme. È lungo e ancora non definitivo l'elenco dei danni stilato in serata, in conferenza stampa congiunta, dai portavoce dei ministeri dell'Interno e della Difesa di Tunisi, Yasser Mosbah e Belhassen Oueslati. I due hanno riferito anche che i manifestanti avrebbero cosparso di benzina un poliziotto cercando poi di dargli fuoco. L'uomo sarebbe riuscito a fuggire. Secondo Mosbah comunque, la situazione a Tataouine - dove da settimane centinaia di giovani organizzano sitin per chiedere misure concrete per l'oc- cupazione e maggiori fondi per lo sviluppo regionale - è tornata sotto controllo. Una parte dei manifestanti ha accettato nei giorni scorsi le misure proposte dal governo, altri invece hanno deciso di proseguire nelle rivendicazioni. Intanto ieri nel pomeriggio il centro di Tunisi è stato teatro di una manifestazione a sostegno dei manifestanti di Tataouine. Proprio a causa del perdurare delle tensioni nel sud del Paese, il presidente della Repubblica, Beji Caid Essebsi, ha disposto lo scorso 10 maggio che la difesa delle installazioni petrolifere meridionali sia affidata all'esercito per salvaguardare la produzione. Essebsi ha avvertito che il diritto di manifestare dei cittadini continuerà ad essere garantito ma che lo Stato non potrà più accettare rivendicazioni impossibili da realizzare e non potrà più consentire lo stop della produzione petrolifera. E lo scontro ora si sposta anche sul piano politico, con molti partiti che tentano di smorzare i toni delle proteste ma anche di capitalizzare voti in vista delle elezioni municipali in agenda a fine dicembre. Certamente una prova difficile per il governo di unità nazionale di Youssef Chahed, che pure ha offerto ai giovani di Tataouine 1.000 assunzioni nelle società petrolifere della zona a partire da giugno e altre 500 prima della fine dell'anno. E ancora, mille posti di lavoro presso le società legate alla tutela dell'ambiente, altri mille supplementari da gennaio 2018 e un fondo di 50 milioni di dinari all'anno. Il governo ha anche promesso la rinuncia ad ogni azione giudiziaria nei confronti dei manifestanti. Proposte che però non bastano a soddisfare le rivendicazioni molto concrete dei manifestanti: assunzione di un lavoratore per ogni famiglia presso le società petrolifere della regione, reinvestimento del 20% degli utili delle stesse società in impianti nella zona (al confine con il deserto) a favore di progetti regionali, e il trasferimento della loro sede dalla capitale Tunisi a Tataouine. La partita è ancora tutta da giocare ed i prossimi giorni saranno cruciali per la sopravvivenza stessa del governo di unità nazionale che deve dar prova di forza e stabilità per riuscire a superare la sfida che il Paese si trova ad affrontare, dopo aver superato quella "democratica", ovvero quella che gli analisti chiamano "transizione economica".


Commenti


bottom of page