Tusk e Juncker alla May: pensaci
- Redazione

- 17 gen 2018
- Tempo di lettura: 2 min

STRASBURGO/I DUE LEADER CHIEDONO UN «DIETROFRONT» DI LONDRA, MA JOHNSON RILANCIA
STRASBURGO. "I cuori" dell'Europa restano "aperti" a un eventuale dietrofront di Londra sulla Brexit. Riferendo alla plenaria a Strasburgo sulle conclusioni del Vertice Ue del 14-15 dicembre, il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk ha inviato un messaggio ai "nostri amici" d'Oltremanica, qualora "ci fosse un cambiamento nel cuore" dei britannici, anche perché "noi altri, sul continente europeo, non abbiamo cambiato il nostro cuore". Un messaggio ribadito anche dal presidente della Commissione Jean Claude Juncker: "Spero che queste cose siano intese chiaramente a Londra", ha detto il presidente dell'esecutivo comunitario. Tusk ha poi elogiato il "duro lavoro" del negoziatore Barnier ed al contempo ha esortato Londra a fare "maggiore chiarezza". Ma dopo i "sufficienti progressi" nella prima fase dei negoziati il presidente del Consiglio Ue ha avvertito che "davanti a noi ora c'è il lavoro più duro". Nel dibattito in plenaria gli eurodeputati hanno avvisato il governo britannico a non dare per scontato un accordo di transizione sulla Brexit, sottolineando la necessità di formalizzare l'accordo di ritiro il più rapidamente possibile. Poi l'invito al governo britannico a definire chiaramente la sua visione per le future relazioni con l'Ue, evitando di celebrare apparenti novità come la possibilità di scegliere il colore dei passaporti. Non è mancata l'ironia. "Se fossi un cittadino britannico sarei preoccupato dalle priorità del mio governo", ha detto il capogruppo popolare al Parlamento europeo Manfred Weber, esortando Londra a "smetterla di lamentarsi". Dalle pagine dell'europeista Guardian un Boris Johnson spavaldo ha invece rilanciato le promesse sui soldi che la Gran Bretagna dovrebbe risparmiare con la Brexit. Stando al ministro degli Esteri e capofila dei sostenitori della Brexit, non resteranno nelle casse del Regno Unito solo 350 milioni di sterline alla settimana - la cifra apparsa sul bus della campagna referendaria Leave e tanto criticata dai sostenitori del Remain che la definivano come pura invenzione - ma ben 438 milioni di sterline alla fine del periodo di transizione. "C'era un errore sulla fiancata dell'autobus - ha affermato Johnson in una intervista-confronto -. Avevamo ampiamente sottostimato la cifra sulla quale riprenderemo il controllo". Il ministro ha almeno ammesso che la somma usata dalla campagna Leave era stata piuttosto grossolana ma ha ribadito che il servizio sanitario nazionale sarà uno dei maggiori beneficiari dei risparmi. E stando al Financial Times e Bloomberg, nelle ultime 'direttive’ messe a punto dagli Stati membri per il capo-negoziatore Michel Barnier, l'Ue intenderebbe irrigidi- re le richieste al Regno Unito durante il periodo di transizione della Brexit. In altre parole si chiederebbero a Londra nuove concessioni sui diritti degli europei e sul commercio. Le nuove norme sull'immigrazione si dovranno applicare ai cittadini Ue a partire dalla fine del periodo di transizione, cioè a fine 2020. Intanto secondo un sondaggio la maggioranza degli elettori britannici è contraria a un 'no deal', ovvero la chiusura dei negoziati tra Londra e Bruxelles sulla Brexit con un mancato accordo finale. Inoltre nel caso del fallimento delle trattative il 57% dei cittadini sareb- be favorevole ad un secondo referendum sul divorzio dall'Ue.
















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