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Un secolo in 60 capolavori 


MOSTRE/DA MONET A BACON DAL 31 MARZO A MONZA UNA SELEZIONE DALLA JOHANNESBURG ART GALLERY


ROMA. I capolavori dei più celebrati mae- stri del XIX e XX secolo, come Turner, Ros- setti, Corot, Monet, Degas, Cezanne, Van Gogh, Matisse, fino a Moore, Bacon e Andy Warhol sono in mostra dal 31 marzo al 2 luglio negli spazi della Villa Reale di Monza. Negli appartamenti Principe di Na- poli e Duchessa di Genova sono ospitate 60 opere provenienti dalla Johannesburg Art Gallery, che, fin dall’apertura al pubbli- co nel 1910 vanta una selezione di straordi- naria qualità e modernità, incrementatasi nei decenni grazie a nuove acquisizioni e do- nazioni.

Intitolata ‘Da Monet a Bacon. Capola- vori della Johannesburg Art Gallery’, l’im- portante rassegna è stata prodotta da Nuo- va Villa Reale, Cultura Domani e ViDi, con la collaborazione di ArtGlass e il patrocinio del Comune di Monza. A curarla, Simona Bartolena, che, attraverso oli, acquerelli e grafiche provenienti dalla prestigiosa pina- coteca sudafricana, ha messo a punto un excursus di ben oltre un secolo di storia dell’arte internazionale, presentando le ope- re dei suoi suoi maggiori interpreti, da Cour- bet a Corot, da Monet a Degas, da Rossetti a Millais, da Picasso a Bacon, da Lichten- stein a Warhol a molti altri.

Il percorso espositivo prende idealmen- te avvio dall’’800 inglese e in particolare da due opere del maestro romantico William Turner, per proseguire con il dipinto di Lawrence Alma-Tadema dal titolo ‘La mor- te del primogenito’, tela raffinata e malinco- nica, ambientata in un oscuro e immaginifi- co Egitto, che viene affiancata da una serie di lavori dei principali pittori preraffaelliti, tra cui Millais e Rossetti (presente con la splendida ‘Regina cordium’, in cui ritrae la sua musa Elizabeth Siddal, morta poi tragi- camente). La mostra continua con un’am- pia sezione dedicata agli esiti della pitturadella fine del secolo, rendendo conto prima di tutto della produzione di quelli che scel- sero un nuovo approccio al vero in pittura, come Jean-Baptiste Camille Corot, qui con un piccolo ‘Paesaggio’, Gustave Courbet (con lo scorcio della scogliera normanna di Etretat del 1869) e Jean-Francois Millet. La generazione impressionista, introdotta da autori quali Eugene Boudin (‘Regata ad Ar- genteuil’ del 1866, ‘Il molo di Trouville’ e ‘Il porto di Trouville’, entrambe del 1893) e Johan Barthold Jongkind (‘La foce del fiu- me Schelda’ del 1854), viene quindi rappre- sentata da Edgar Degas (bellissimo il pa- stello ‘Le due ballerine’), Claude Monet (‘La Primavera’ del 1875) e Alfred Sisley (‘Sulla riva del fiume a Veneux’del 1881). Ecco dun- que alcuni protagonisti della scena post- impressionista: Paul Cezanne (‘I Bagnan- ti’), Vincent Van Gogh (‘Ritratto di un uomo anziano’), Pierre Bonnard (‘Tramonto pri- maverile’, 1909) e Edouard Vuillard. Si entra così nel ‘900 con le opere di due dei maestri più celebrati tra le Avanguardiestoriche, Henri Matisse e Pablo Picasso, che con la loro rivoluzione stilistica aprono alle nuove istanze dell’arte contemporanea: Amedeo Modigliani, Albert Gleizes e altri. Non mancano esponenti della seconda metà del secolo, i britannici Francis Bacon e Henry Moore, e i due protagonisti della pop art americana Robert Lichtenstein e Andy Warhol, di cui alla Villa Reale di Monza viene presentato il trittico dedicato a Jose- ph Beuys. A chiudere idealmente la mostra, la se- zione che indaga la produzione artistica sviluppatasi in Sudafrica nel ‘900. In parti- colare si possono ammirare le opere di Maggie Laubser, una delle esponenti del- l’espressionismo sudafricano e i lavori di Maude Sumner, Selby Mvusi e George Pemba, pittori dai forti interessi per il socia- le, che raccontano le tradizioni del paese, la vita urbana e la realtà dell’Apartheid. Scopo dell’iniziativa è anche quello di far di scoprire al pubblico la storia della Johannesburg Art Gallery. Principale pro- tagonista della nascita e della formazione della collezione museale è stata infatti Lady Florence Phillips (moglie del magnate del- l’industria mineraria Sir Lionel Phillips), della quale in mostra è presente un bel ritratto realizzato dal pittore romano Antonio Man- cini. Collezionista anche lei, convinta che la sua città dovesse avere un museo d’arte, Lady Florence persuade il ricco marito e altri industriali a investire nel progetto. De- terminata a portare avanti la propria idea, la donna vende un diamante azzurro regala- tole dal consorte per acquistare i primi la- vori. Hugh Lane, altra grande personalità della scena culturale anglosassone, la aiu- ta nell’impresa, suggerendole possibili ac- quisizioni. Sin dalla sua apertura il museo ha offerto quindi una selezione di opere di straordinaria qualità e modernità, un nucleo arricchitosi poi negli anni grazie a continue acquisizioni e donazioni.


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