Una rete al posto del muro
- Redazione

- 13 feb 2019
- Tempo di lettura: 3 min

È L’OFFERTA DEM A TRUMP PER LA SICUREZZA AL CONFINE. SPETTRO SHUTDOWN
WASHINGTON. Reduce da El Paso e dal suo primo duello a distanza sul muro col suo potenziale rivale dem alla Casa Bianca Beto O’Rourke, Donald Trump è accolto a Washington dalla notizia di un altro possibile e temibile sfidante dell’opposizione: Bill de Blasio, sindaco di New York, la sua città, e pronto a scaldare i motori nei prossimi giorni nel New Hampshire, lo stato da dove partiranno le primarie.
Ma alla Casa Bianca il tycoon trova anche un ‘pacco’ sgradito: l’accordo preliminare bipartisan sulla sicurezza al confine, che prevede solo 1,375 miliardi di dollari (contro i 5,7 miliardi iniziali) e non per il muro di cemento lungo una prima tranche 321 km come chiedeva il tycoon, ma per nuove recinzioni metalliche per 88 km. Un compromesso peggiore di quello che aveva strappato il suo vice Mike Pence per uscire dal precedente shutdown. che per 35 giorni ha paralizzato il Paese e lasciato senza stipendio 800 mila dipendenti federali.
“Non posso dire se sono contento”, esordisce davanti ai cronisti senza rivelare però se firmerà l’accordo o metterà il suo veto causando venerdì prossimo un nuovo shutdown.
Poi però precisa: “La risposta è no. Non sono contento. Non risolverà il problema”. Quindi aggiunge: “Non penso che ci sarà un nuovo shutdown, ma se ci sarà, sarà colpa dei dem. Sono estremamente insoddisfatto di quello che ci hanno concesso”.
Quanto all’ipotesi di dichiarare una emergenza nazionale per reperire i fondi per il muro col Messico bypassando il Congresso, il tycoon ha detto che “tutte le opzioni sono sul tavolo” e ha rimandato le sue valutazioni a un incontro che avrà nelle prossime ore.
Negative le reazioni dei commentatori conservatori, tra cui il conduttore della Fox Sean Hannity, che ha definito l’eventuale intesa con i dem “un accordo spazzatura”, i cui consigli sono ascoltatissimi dal presidente.
Se i repubblicani hanno ceduto sui fondi per il muro, i dem sono arretrati sulla loro richiesta di ridimensionare nettamente il numero di posti letto per la detenzione dei migranti, che passeranno dagli attuali 49 mila a 40 mila, anche se i numeri sembrano ancora ‘ballerini’. I due partiti hanno raggiunto un compromesso convinti che un nuovo shutdown sarebbe dannoso per entrambi: il Grand old party teme che la colpa sarebbe addossata nuovamente ai repubblicani, i dem invece sono preoccupati per i dipendenti federali, zoccolo duro del loro elettorato, e hanno dribblato la “questione morale” del muro sostituendolo con una barriera metallica. Così entrambi possono cantare vittoria.
Ma questo non vale per Trump, che sino all’affollato comizio di lunedì a El Paso ha insistito sulla necessità del muro, anche se sta tentando di convincere i suoi fan che esso è già in costruzione, sostituendo lo slogan “Build the wall” con “Finish the wall”. “I Muri non salvano le vite ma mettono fine alle vite”, gli ha risposto ad un chilometro di distanza O’Rourke, in una contro manifestazione di migliaia di persone.
Per il tycoon si tratta di una sfida vitale per mobilitare il suo elettorato. Una delle possibilità è firmare l’accordo e poi cercare altri fondi per il muro, eventualmente dichiarando l’emergenza nazionale, con rischi di ricorsi legali. Il presidente intanto prova a rilanciare per il 4 luglio, giorno dell’Indipendenza, l’idea di una parata in stile 14 luglio a Parigi, dopo un primo rinvio per i costi troppo alti.
















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