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Una transizione spinosa


TRUMP NON RISPETTA LA TRADIZIONE CHE VUOLE UN PRESIDENTE ALLA VOLTA


"Sto facendo del mio meglio per non prestare attenzione alle numerose dichiarazioni infiammatorie e gli ostacoli da parte del presidente Obama. Pensavo sarebbe stata una transizione tranquilla - e invece - NO”. Così si legge in uno dei recentissimi tweet del presidente eletto Donald Trump. Solo sei ore più tardi in una breve dichiarazione ai giornalisti Trump affermava il contrario dicendo che “tutto va bene, benissimo”. Cos’era successo? Fra le due dichiarazioni Trump aveva parlato con Barack Obama e evidentemente tutto era stato chiarito fra il presidente ancora in carica e quello che prenderà le redini fra breve. La vittoria di Trump non ha fatto piacere a Obama il quale aveva partecipato attivamente alla campagna elettorale supportando Hillary Clinton. Il giorno dopo l’elezione però l’attuale inquilino alla Casa Bianca incontrò il vincitore dell’elezione per congratularsi con lui e cominciare il processo di transizione di potere. Tutto andò benissimo e Trump ebbe parole dolcissime su Obama dicendo che andranno d’accordo nonostante alcune differenze di opinione. La storia americana ci dice che il sistema democratico si caratterizza della pacifica transizione di potere fra un’amministrazione e un’altra anche quando il presidente uscente e quello entrante sono in partiti diversi. C’è anche una tradizione che esiste solo un presidente alla volta e che il presidente eletto non rilascerà dichiarazioni che potranno contraddire la politica del presidente in carica. Trump ha ignorato in grande misura questa tradizione di lasciare campo libero al presidente in carica di agire da tale. A cominciare dalla sua telefonata con il primo ministro pakistano causando costernazione con l’India. Ha seguito un’altra telefonata con il presidente di Taiwan suscitando proteste a Obama dalla Repubblica Popolare Cinese. Trump ha poi dichiarato la sua opposizione al mancato sostegno degli Stati Uniti a Israele nelcanza di informazioni precise Trump spara gros- so sapendo benissimo che la Cia non può difendersi pubblicamente. Il messaggio ricevuto dall’intelligence è che se le informazioni non piacciono al presidente eletto sparerà sui messaggeri. Per punire i russi e la loro interferenza Obama ha dichiarato che vi saranno ritorsioni scelte in momenti opportuni. Una di queste azioni è stata la recentissima espulsione di 35 “agenti russi” che agivano sotto copertura diplomatica. Ha seguito poco dopo la chiusura di due compound in Usa usati dall’intelligence russa. Si aspettava una reazione simile da Putin il quale però ha sorpreso tutti dicendo che non effettueranno espulsioni di diplomatici americani. Il leader russo ha fatto invece gli auguri di “buon anno alla famiglia Obama e tutti gli americani”. Una maniera di dire che Obama adesso conta poco perché ha un piede fuori dalla Casa Bianca e Trump sta per entrarci. Putin aveva in precedenza mandato una lettera a Trump nella quale auspicava che una volta assunto la carica i due leader potranno agire “in modo costruttivo e pragmatico per ripristinare la collaborazione bilaterale in diverse aree”.In effetti, Putin ha cercato di mettere da parte Obama rivolgendosi direttamente al presidente eletto. I rapporti di Trump con Putin erano già “amorevoli” come si era visto durante la campagna elettorale quando l’allora candidato repubblicano dichiarò che se il leader russo dice “parole gentili su di lui” non esiterà a reciprocare. Reagendo sulla man- cata espulsione di diplomatici americani Trump ha detto che si trattava di una “Grande mossa di Vladimir Putin” e che lo ha sempre considerato “molto intelligente”. Indiretta, ma facilmente comprensibile, la stoccata a Obama. In effetti, Trump si è intromesso nella politica estera di Obama cercando di ostacolare le ultime settimane dell’attuale presidente. In tal modo il presidente eletto ha infranto la “regola” che in America esiste solo un presidente che merita campo libero di operazione anche se si trova alla fine del suo mandato. Quando stava per uscire dalla Casa Bianca nel 2001 Bill Clinton disse che avrebbe lasciato spazio a George Bush, il presidente entrante, di governare ma che sarebbe divenuto un “cittadino utile... senza però porre ostacoli” al suo successore. Bush, da parte sua, alle fine del suo mandato nel 2009 fece esattamente la stessa cosa con Obama. Quest’ultimo però non rimarrà muto con Trump alla Casa Bianca specialmente se il presidente entrante cercherà, come promes- so in campagna elettorale, di smantellare il lavoro compiuto negli ultimi otto anni.


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