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Unicredit resta indipendente

  • 2 mar 2017
  • Tempo di lettura: 2 min


FERMA PRESA DI POSIZIONE DELL’ISTITUTO. MUSTIER: NON DIVENTEREMO UNA BANCA FRANCESE

MILANO. Unicredit sarà indipendente e, soprattutto, nel suo "futuro luminoso" non avrà dna francese. A chiarire il percorso del gruppo che sta conducendo in porto un aumento di capitale mai visto per una banca italiana, è un uomo d'Oltralpe doc. Quel Jean Pierre Mustier che, dai primi di luglio, ha preso le redini dell'istituto di Piazza Gae Aulenti e ora assicura mentre in borsa il titolo guadagna un altro 4,2% - che si è "voltato pagina rispetto al passato". In una delle rare uscite pubbliche, il banchiere di Chamaliers - ospite di un convegno organizzato dalla Fabi - rassicura e spegne sul nascere nuovi rumors ormai ciclici, come quelli di un ingresso di Socgen (che non cita) dove, peraltro, il manager ha passato vent'anni. "Non abbiamo nessuna idea di evolverci verso un'identità francese" per cui "chiaramente" la banca "ha un futuro italiano", assicura ricordando, tra l'altro, che tutti gli attuali azionisti hanno sottoscritto la ricapitalizzazione. Qualcuno lo ha fatto per l'intera quota, come gli arabi di Abaar e gli america- ni di Capital Research che nell'insieme controllano l'11% del capitale. Altri invece, come le fondazioni, hanno ridotto di molto, pur partecipando all'operazione, il proprio peso. Un tema quello dell'azionariato che resta caldo ma, per capire i futuri equilibri dell'istituto che si rifletteranno poi sulla composizione del consiglio di amministrazione, bisognerà aspettare ancora. Almeno un mese e mezzo per avere nei radar eventuali nuovi soci forti. Sarà nei fatti l'assemblea di metà aprile a certificarne la presenza. Nel frattempo Mustier e suoi vanno avanti sul piano di trasformazione della banca "Ora - sottolinea il banchiere - abbiamo le risorse per svilupparci. Per crescere servono sia le risorse finanziarie sia il team, e noi abbiamo entrambe".L'Unicredit del domani è pensata per essere ancora più tecnologica e soprattutto orientata a ridurre i colli di bottiglia per recuperare efficienza. È questo uno dei principali obiettivi che si è dato il Ceo che lavora senza subire pressioni da nessuno. "L'unica pressione - dice - è da mestesso" perché "dopo l'aumento ora bisogna fare l'esecuzione operativa". Il lavoro in atto nella sostanza è fare quello che "pensiamo sia giusto nell'interesse della banca". Nel ripercorrere poi quanto fatto fino ad ora Mustier parla anche di Pioneer e dell'accordo siglato con Amundi. "È sta- ta vista come esternazionalizzazione ai francesi, però non è proprio così", osserva spiegando che "Pioneer è un grande asset e la sua gestione è ottima, ma non ha la giusta dimensione: è troppo grande per i clienti individuali ed è troppo piccola per gli istituzionali. La combinazione di Pioneer con Amundi da quella massa critica su cui lavorare". Insomma "sì, abbiamo esternalizzato, ma a questo scopo". Tra l'altro, ricorda Mustier, "Pioneer- Amundi è il primo esempio positivo delle conseguenze per l'Italia della Brexit" con "300 posti di lavoro in più a Milano per la gestione dell'asset management. Mostra - conclude il manager - che l'esternazionalizzazione può essere una buona soluzione sia per i clienti che per i dipendenti.


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