Uniresti sotto la lente sull'ipotesi Socgen e maxi-aumento
- 15 nov 2016
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Titolo nervoso in Borsa. Con la cessione di asset manovra da 15-18 miliardi di euro

MILANO. Unicredit sotto i riflettori del mercato sulle congetture di un futuro con Societè Generale. L'ipotesi di un matrimonio che dia vita ad un grande gruppo italo-francese dal respiro europeo, secondo diverse fonti, sta circolando con insistenza negli ambienti fi- nanziari, e si accompagna ai rumors apparsi nel fine settimana relativi ad una rica- pitalizzazione 'monstre' (finoa 13 miliardi di euro) per il gruppo guidato da Jean Pierre Mustier. Tanto Socgen (che attualmente capitalizza più del doppio rispetto ad Unicredit, 32,8 miliardi contro 14,2 miliardi), quanto l'istituto di Piazza Gae Aulenti (che dopo un iniziale balzo ha chiuso a Piazza Affari sulla parità) non commentano mentre emerge che un'aggregazione, pur non scevra da rischi, sia tornata fra le possibili opzioni. Una fusione potrebbe essere percorribile solo dopo l'aumento e non senza considerare come centrale, qualora questa strada dovesse essere intrapresa, una soluzione definita sulla cessione dei crediti deteriorati. In questo senso si parla di un portafoglio intorno ai 20 miliardi (affiancato dalle Gacs e non da dismettere tutti insieme) in un momento in cui peraltro molte banche sono già impegnate in questo difficile esercizio. Un aumento a doppia cifra, accompagnato dalla vendita di asset, porterebbe ad una manovra sul capitale nell'ordine di 15-18 miliardi di euro. Goldman Sachs calcola che i coefficienti Cet1 passerebbero così dall'10,82% (registrato nell'ultimo trimestre) al 15-15,8% (senza le rettifiche per gli npl) mentre Equita stima che un aumento di capitale da 12 miliardi di euro unito alle cessioni di Pioneer e Pekao porterebbe il common equity tier 1 al 14,2% con grande soddisfazione del regolatore. Per i due asset sono giorni cruciali. Sulla controllata in Polonia è atteso nel breve l'esito della due diligence da parte di Pzu interessata al 33% con il fondo statale Pfr. Quanto a Pioneer, chiuse le offerte vincolanti, è data in pole fin dall'inizio la francese Amundi, mentre si gioca il tutto per tutto Poste che con Cdp e Anima ha messo in piedi un veicolo ad hoc e punta a dire la sua anche nel risparmio gestito. Ma da qui al 13 dicembre quando Mustier presenterà i dettagli della revisione strategica, gli ostacoli non mancano. Primo fra tutti l'esito del referendum costi- tuzionale del 4 dicembre altro passaggio fondamentale, dopo le elezioni Usa, per misurare le fibrillazioni del mercato.
















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