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Usa 2016/L’effetto Trump affonda le Borse

  • 3 nov 2016
  • Tempo di lettura: 2 min


NEW YORK. L'effetto-Trump travolge le borse. La rimonta del tycoon nei sondaggi coglie di sorpresa le piazze finanziarie, che avevano scommesso sulla vittoria di Hillary Clinton. A sei giorni dal voto, invece, i due candidati sono testa a testa e la partita sembra ancora aperta. L'incertezza sul risultato pesa anche sulla Fed: la banca centrale lascia invariati i tassi di interesse fra lo 0,25% e lo 0,50%, aprendo la porta a un aumento a dicembre, una volta che l'in- certezza elettorale sarà svanita. Wall Street incassa senza particolari reazioni: i listini proseguono infatti in negativo senza scossoni, anche se le chance di un rialzo dei tassi il prossimo mese sono salite al 78%. Gli indici americani sono in calo da venerdì, da quando l'Fbi ha annunciato una nuova indagine sullo scandalo delle email di Hillary. Un annuncio che ha innescato la rimonta di Donald Trump nei sondaggi. E spiazzato le borse mondiali, tutte in calo dall'Asia al Vecchio Continente. Milano è la maglia nera d'Europa: su Piazza Affari pesa anche l'incertezza sul referendum e il balzo dello spread, volato a 162 punti base per poi chiudere a 153. Le borse avevano dato per scontata la vittoria di Hillary, messa in dubbio dagli sviluppi degli ultimi giorni e dai sondaggi che mostrano come l'ex segretario di Stato stia perdendo terreno. Memori della Brexit solo quattro mesi fa è partita quindi la corsa degli investitori a rivedere i loro portafogli di investimento, per non farsi trovareimpreparati, come era avvenuto con la vittoria del 'Leavè. E la Brexit minaccia il rating inglese: Moody's avverte che potrebbe tagliarlo nel caso in cui la Gran Bretagna non ottenga nei negoziati sulla Brexit un accordo con Bruxelles che garantisca un accesso al mercato unico europeo. Ad attendere ulteriori ‘’prove’‘ prima di decidere come procedere, e quindi se alzare o meno i tassi, è la Fed. ‘’L'ipotesi per un aumento ha continuato a rafforzasi, ma abbiamo deciso di attendere per il momento nuove prove sui progressi’‘ economici, spiega la banca centrale al termine della due giorni di riunione. ‘’L'inflazione è salita dall'inizio dell'anno’‘, ‘’il mercato del lavoro ha continuato a rafforzarsi e la crescita dell'attività economica ha accelerato’‘ mette in evidenza la Fed, rimandando la decisione alprossimo mese, quando potrà contare su maggiori informazioni, soprat- tutto sul mercato del lavoro. I dati più recenti sembrano rafforzare il caso di un aumento a dicembre: il pil del terzo trimestre è salito del 2,9% e i posti di lavoro creati sono stati in media 178.000 al mese quest'anno. Un aumento a dicembre arriverebbe a un anno di distanza da quello precedente, e mostrerebbe la cautela con cui la Fed si è mossa di fronte alle incertezze globali e non. Nel dicembre 2015, infatti, la Fed aveva stimato quattro rialzi dei tassi nel 2016, mostrandosi ottimista sullo stato dell'economia. Poi è stata gelata nel corso degli anni, e dalla piega inattesa delle ele- zioni, che hanno portato molte critiche a Janet Yellen, soprattutto da parte di Trump. Il tycoon non ha mai nascosto la sua volontà di volerla rimuovere. E mentre la Fed valuta la stretta, in Europa si dibatte sul QE di Mario Draghi. I saggi economici della cancellie- ra Angela Merkel chiedono lo stop degli acquisti perchè il programma "minaccia la stabilità finanziaria".


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