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Uva, agenti di nuovo assolti

  • 1 giu 2018
  • Tempo di lettura: 2 min

IL VERDETTO DELL’APPELLO: L’OPERAIO MORÌ PER CAUSE NATURALI. PROTESTE IN AULA


MILANO. Tutti assolti, anche in secondo grado. A poco più di dieci anni dalla morte di Giuseppe Uva, i due carabinieri e i sei poliziotti finiti imputati per omicidio prete- rintenzionale e sequestro di persona, ancora una volta sono stati ritenuti innocenti: non avrebbero picchiato l'operaio di Varese che, la sera del 13 aprile 2008, sorpreso con un amico a trascinare in mezzo alla strada cassonetti e transenne di un cantiere, portarono in caserma.

Operaio che la mattina dopo, trasferito in ospedale per un Tso, morì. A deciderlo è stata la prima Corte d'Assise d'Appello di Milano, presidente Maria Grazia Bernini e giudice a latere Barbara Bellerio, al termine di una camera di consiglio di circa quattro ore e mezzo e un processo durato sei udienze.

Processo che ha visto il pg Massimo Gaballo chiedere di ribaltare la sentenza di primo grado e di condanne a 13 anni i due militari, Paolo Righetto e Stefano Dal Bosco, e a 10 anni e mezzo gli agenti Giocchino Rubino, Luigi Empirio, Pierfrancesco Colucci, Francesco Barone Focarelli, Bruno Belisario e Vito Capuano. Le difese, al contrario, hanno insistito: vanno di nuovo assolti, nessuna violenza.

Così ieri, nel primo pomeriggio, quando i giudici hanno letto il verdetto, in aula è scoppiato il finimondo. Da una parte i molti abbracci e la commozione dei legali e dei loro assistiti e dall'altra le urla di rabbia mista ad amarezza dei familiari di Uva. Con Angela, la nipote che ha dato in escandescenza: "Sono dieci anni che infangano il nome dello zio.

La legge non è uguale per tutti". Poi, rivolgendosi ad agenti e poliziotti: "Auguri ai vostri figli che hanno dei brutti genitori. Vergognatevi, non avete avuto rispetto".

Subito la reazione di uno dei difensori, Pietro Porciani, che pure lui, prima che fosse trascinata fuori, alzando la voce le ha ripetuto: "Non si permetta, non si permetta". Lucia Uva, la sorella dell'operaio, è invece sgusciata da dietro il banco dove era seduta accanto agli avvocati di parte civile e si è diretta verso il sostituto pg per ringraziarlo: "Per la prima volta abbiamo avuto la procura dalla nostra parte. Per me è come se avessi già vinto". Fuori dall'aula, con il sottofondo delle grida di Angela, uno dei poliziotti, stringendo i pugni e battendoli contro il muro, ha preso a ripetere. "Ecco è la seconda volta che ci assolvono. È la seconda volta che dicono che siamo innocenti".

Infine, l'avvocato Luigi Marsico, che ha riassunto il pensiero delle difese: "È stato dimostrato anche oggi che carabinieri e i poliziotti hanno fatto solamente il loro dovere. E questa è la cosa più importante: quella sera hanno fatto quel che dovevano fare".

La corte d'Assise D'Appello si è presa 90 giorni per depositare le motivazioni con cui spiegherà perché ha ritenuto di assolvere tutti con la formula più ampia possibile, anche dall'accusa di sequestro di persona. Poi ci si attende il terzo round: Lucia Uva di certo andrà avanti nella sua "battaglia" in nome del fratello. Ha annunciato ricorso in Cassazione.


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