Via 18mila agenti e militari
- Redazione

- 9 lug 2018
- Tempo di lettura: 2 min

ULTIMA MAXI-PURGA DIEL LEADER TURCO ERDOGAN. RESA DEI CONTI ALLA FINE DELLA REVOCA DELLO STATO D’EMERGENZA
ISTANBUL. L'ultima maxi-purga di Erdogan arriva sulla linea del traguardo. Alla vigilia della fine dello stato d'emergenza, che scadrà tra 10 giorni ma potrebbe anche essere revocato in anticipo, il presidente turco dà il via libera a un ultimo decreto che in un colpo solo fa fuori oltre 18 mila dipendenti pubblici, quasi tutti agenti di polizia o militari. È il colpo finale a quelli che considera servitori infedeli dello Stato, accusati in maggioranza di legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen. In due anni di misure d'eccezione imposte dopo il tentato putsch, secondo le stime dell'Onu, almeno 160 mila persone sono già state arrestate e 152 mila epurate dalle pubbliche amministrazioni. Nel tritacarne dell'ultimo decreto finiscono in tutto 18.632 persone. La metà (8.998) sono poliziotti sospettati di aver "agito contro la sicurezza nazionale". Nella lista rientrano anche 3.077 soldati delle forze terrestri, 1.949 dell'aviazione e 1.126 della marina. Altri 649 sono stati allontanati dalla gendarmeria e 192 dalla guardia costiera. Un pesantissimo giro di vite mirato a sradicare i presunti 'gulenisti' ancora infiltrati nelle forze di sicurezza, nonostante due anni di pugno di ferro. Il decreto n.701 licenzia anche 1.052 dipendenti del ministero della Giustizia e di istituzioni collegate e 199 accademici. A tutti sono stati revocati i passaporti. Reintegrati invece 148 funzionari ministeriali e dell'esercito epurati con precedenti provvedimenti. Colpiti anche diversi enti, con la chiusura di 12 associazioni, 3 giornali ed una tv. Dopo questa ennesima stretta, il presidente promette però di restituire alla Turchia frammenti di normalità. Il primo gesto, "nel giro di un paio di giorni", dovrebbe essere la restituzione dei passaporti a 181.500 familiari di sospetti affiliati alla rete di Gulen, finora sospesi per impedirne eventuali fughe. Oggi, con una sontuosa cerimonia ad Ankara, Erdogan giurerà come primo capo dello Stato con poteri esecutivi, insediandosi formalmente dopo il succes- so elettorale del 24 giugno. Il primo decreto con i nuovi poteri presidenziali - i cui effettivi confini costituzionali restano ancora da verificare - è previsto già in serata, insieme all'annuncio del nuovo governo. Arriveranno poi, tra una settimana, le commemorazioni per il secondo anniversario del fallito golpe.Per Erdogan, una perfetta coincidenza con l'alba della sua "nuova Turchia".
















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