Visco: non è una cosa bella
- 2 lug 2017
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BANCHE IN CRISI/SEVERA CRITICA DEL GOVERNATORE DELLA BANCA D’ITALIA
SPOLETO. Quello che è accaduto alle banche italiane, fino a ieri salutate come quelle che “stanno meglio degli altri” e oggi protagoniste di salvataggi pubblici e bracci di ferro con l’Europa, “non è una bella cosa”. E il disagio c’è. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco (nella foto Ansa), a capo dell’istituzione che per anni ha garantito la vigilanza prima che nel 2014 questa passasse in condivisione con la Bce, riconosce la portata dell’accaduto, con interventi pubblici che hanno ormai superato i 30 miliardi di euro, senza contare le garanzie su liquidità e bond. Lei si sente a disagio?, gli chiede Corrado Augias, il giornalista che conduce una serie di colloqui al Festival dei due Mondi nella cornice di Spoleto. “Certo - risponde Visco - non è una bella cosa”. L’intervista, al Teatro Nuovo della cittadina umbra circondata dal verde che ogni estate si riempie di concerti, arte e cultura, ha il sapore del bilancio dopo un mandato iniziato a fine 2011 che quest’autunno si avvia a conclusione, nell’incertezza sul rinnovo su cui peserà la politica italiana con le sue incertezze. C’è anche lo spazio per l’ironia. Cosa farà quando smetterà di fare il governatore?, gli chiede Augias. Magari “presenterò qualche conferenza”, scherza Visco. Che sulla crisi bancaria, tuttavia, ribadisce la linea difensiva. Le crisi ci sono sempre state. L’importante è circoscriverle. E nonostante la crisi iniziata un decennio fa con la sua devastante recessione sia stata forse la peggiore di sempre per la Repubblica (salvo la guerra, ma fino a un certo punto, dice Visco) “non è vero che le banche sono andate a rotoli”. Insomma, il contagio del sistema si è evitato.Visco, poi, rivendica l’iniziativa di Via Nazionale, che avrebbe portato alla luce casi come quello del Montepaschi. “Noi abbiamo rilevato che c’erano problemi nel Monte dei Paschi” spiega ripercorrendo il ruolo di Via Nazionale nelle crisi di Banca Marche, della Popolare di Spoleto, di Banca Etruria e Carige. Negli ultimi 15 anni “oltre 100 banche sono state commissariate, chiuse, aggregate”, non tutti “se ne sono accorti”. Anche sulle banche venete, appena salvate con un intervento da cinque miliardi che con le garanzie arriva a 17 dopo un negoziato durato molti mesi con l’Ue e che ha visto numerosi tentennamenti, Visco rivendica “un accordo importante, fatto in pochissimo tempo”. Le banche non sono l’argomento preferito del governatore ed economista, molto più a suo agio, a Spoleto, sui grandi temi globali. Da Trump al protezionismo, dai rischi della globalizzazione a quelli, molto più attuali, della robotica. Fino alla difesa del ruolo della banca d’Italia nell’era dell’euro, come istituzione (come per gli altri 18 paesi) che concorre pienamente alle decisioni della Bce e dunque serve. Tanto nella vigilanza bancaria, quanto nella politica monetaria. Sempre che sia il Movimento Cinque Stelle il principale futuro avversario della permanenza italiana nell’euro, Visco ribatte anche al suo esponente Luigi di Maio, grande accusatore delle banche azioniste di Via Nazionale che così non avrebbe mano libera nel vigilarle. E’ falso che le banche abbiano influenza nell’operato della Banca d’Italia. E l’idea di uscire dall’euro, accarezzata spesso non solo da alcuni nel movimento di Grillo ma anche dalla rediviva destra di Berlusconi e della Lega? Visco non ha dubbi. “Il Paese non reggerebbe”.
















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