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“Voi, Chiesa di martiri”

di Fausto Gasparroni

IRAQ/IL MESSAGGIO DI PACE AL PAESE DEL SEGRETARIO DI STATO PIETRO PAROLIN

CITTÀ DEL VATICANO. “Voi siete una Chiesa di martiri. Il sangue dei vostri martiri e la testimonianza di fede di tanti vostri fratelli e sorelle sono un tesoro per la Chiesa e un seme di nuova vitalità”. E’ quanto ha detto il cardinale Pietro Parolin nella messa che ha celebrato ieri pomeriggio a Erbil, in Iraq, nella cattedrale caldea di San Giuseppe diAnkawa, zona che ha ospitato i profughi cristiani cacciati dall’Isis da Mosul e da altri centri della Piana di Ninive: un evento nel quadro del viaggio che il segretario di Stato vaticano sta compiendo nel tormentato Paese mediorientale in questo periodo natalizio, dal 24 dicembre a oggi.  “Siatearteficidicomunione,fuggendocome peste le divisioni, le contese, le rivalità all’interno delle nostre comunità e gareggiando nello stimarvi a vicenda e portando gli uni i pesi degli altri”, ha affermato Parolin: “Così diventerete operatori di riconciliazione e di pace in un mondo frantumato”, ha aggiunto, “così porterete un contributo fondamentale alla costruzione della società e del Paese insieme agli altri vostri concittadini”. “In questo tempo benedetto, auguro a voi e all’intero  Iraqidonidell’unità,dellariconciliazioneedella concordia”, ha detto ancora. Parolin, che ha portato l’espressione di vicinanza del Papa, ha sottolineato nell’omelia che “al mio arrivo nella città di Erbil, e in particolare qui a Ankawa, ho subito ricordato il virtuoso gesto di accoglienza che avete compiuto, specialmente in questi ultimi anni, nei confronti dei vostri fratelli e sorelle venuti in grande numero da Mosul e dalla piana di Ninive, ma anche da altri posti”. “Con incredulità e ancora con un brivido nel cuore - ha rievocato - ricordiamo le tragiche scene dell’estate 2014, quando tante persone, forzate a fuggire dalle loro case, hanno bussato alle vostre porte, trovandovi ammirevole ospitalità”.  “All’odio e all’intolleranza - ha aggiunto il porporato - si sono opposte la solidarietà e la prossimità di tanta gente qui sul posto e della Chiesa universale, che ha voluto sostenere i cristiani e gli altri iracheni che hanno sofferto con il ricordo nella preghiera, con aiuti concreti e perfino con l’invio dei volontari. Di tutto rendiamo grazie al Signore!”. “Sono contento che numerose famiglie siano rientrate nei propri villaggi che felicemente sono in via di ricostruzione - ha concluso -. Spero che tanti altre possano seguire  presto. E’ responsabilità di tutti favorire questo ritorno, assicurando le condizioni adeguate affinché si possa riprendere una vita normale e tranquilla”. Oltre a incontrare e celebrare le liturgie di Natale con le Chiese locali a Baghdad - la siro- cattolica, la caldea e la latina - Parolin ha incontrato anche le autorità civili.

“Come individui e come comunità, cristiani e musulmani siamo chiamati a illuminare le oscurità della paura e del non-senso, dell’irresponsabilità e dell’odio con parole e atti di luce, gettando a piene mani semi di pace, di verità, di giustizia, di libertà e di amore”, ha proclamato nel Messaggio di Natale per l’Iraq pronunciato nel Palazzo presidenziale durante l’incontro col primo ministro Adil Abdul Mahdi e gli esponenti del governo.  Nel Messaggio, portando anche il saluto e l’affetto del Papa “all’amato popolo iracheno”, Parolin ha sottolineato l’importanza di accettare “le persone con le loro diversità”. A proposito della delicata visita, il vescovo di Baghdad, mons. Shlemon Warduni, ha commentato a Vatican News, “speriamo e aspettiamo” di poter presto accogliere in Iraq papa Francesco.

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