Woody debutta su Amazon
- Redazione

- 1 ott 2016
- Tempo di lettura: 2 min
USA/LA SERIE INTITOLATA “CRISIS IN SIX SCENES” DISPONIBILE IN STREAMING

NEW YORK. Scorpacciata o indigestione di Woody Allen? “Crisis in Six Scenes”, l’opera prima per la televisione del regista di “Manhattan”, ha debuttato su Amazon Video ed è stata una gara tra i critici americani per la stroncatura più impietosa. “Comprare un nome iconico non garantisce un buon risultato”, ha sparato a zero Salon, mentre il New York Times ha caratterizzato i sei episodi di appena 22 minuti ciascuno “un fantasma del Woody del passato”, ed è il giudizio più caritatevole nella recensione di un “deluso” Mike Hale: la prima mini-serie televisiva di di Allen ambientata nei suburbs del Connecticut anni Sessanta è a suo avviso “immediatamente dimenticabile”. Per fortuna che c’è l’84enne Elaine May nella parte di Kay, la moglie (e consulente matrimoniale che riceve a casa) dell’an- ziano redattore di testi pubblicitari in cronica crisi di ispirazione: il “Los Angeles Times” non ha trovato tutta da buttare l’ultima fatica dell’ottantenne regista che Amazon, in concorrenza con Netflix e Hulu per le miniserie in streaming da consumare in una unica portata, aveva a lungo corteggiato prima di riceverne il si in cambio di
una “ragguardevole”, per ammissione dello stesso Woody, somma di denaro. “Non ho idea di dove cominciare. Mi sa che rimpiangeranno la decisione”, aveva detto Allen l’anno scorso, e all’epoca era sembrata una delle tante nevrosi del regista che, a giudizio del New York Times, ha “svuotato i cassetti e messo assieme una serie di sketch comici la cui somma non arriva ad essere una vera storia”. Woody sta dietro e davanti alla macchinada presa nella parte dell’attempato Sidney Munsinger che, pur essendo avanti negli anni, ha deciso di provare a lavorare in tv. Sullo sfondo c’è la “rivoluzione” che negli anni Sessanta sta contagiando le metropoli americane alimentata dalle proteste dei campus alimentate dalla Guerra nel Vietnam e le marce per i diritti civili. La crisi del titolo arriva con Lennie (Miley Cyrus), una gio- vane radicale in fuga dopo aver messo una bomba in un certo di reclutamento del- l’Esercito. “Uno sfortunato errore nel casting”, ha commentato Variety la scelta della pop star come nuova musa del regista. E sempre Variety ha trovato di malgusto alcune battute del copione sulle figlie adottive: “Difficile separare arte e artista. Il matrimonio di Woody con Soon-Yi Previn, figlia adottiva della sua compagna di anni, e le accuse di abusi sessuali dell’altra figlia adottiva Dylan Farrow le rendono difficili da digerire”.
















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