Zarrillo: i miei brani senza tempo
- Redazione

- 31 gen 2017
- Tempo di lettura: 2 min

SANREMO/IL CANTAUTORE TORNA AL FESTIVAL NOVE ANNI DOPO L’ULTIMA PARTECIPAZIONE CON «MANI NELLE MANI»
ROMA. È tempo di snocciolare numeri (e di fare qualche bilancio) per Michele Zarrillo: undici volte al festival (dodici con l'edizione che sta per iniziare) "con almeno 9 brani che sono entrati nella memoria collettiva", 30 anni dalla vittoria nell'87 tra le Nuove Proposte grazie a La notte dei pensieri, 60 anni da compiere a giugno e un nuovo album di inediti, il decimo, in uscita. "Il tempo è galantuomo. E se le mie canzoni durano 30 anni ci sarà un motivo - dice il cantautore romano, forse togliendosi qualche sassolino dalle scarpe -. Vivono nel tempo e nella gente. Da Cinque Giorni a Una rosa blu, da L'elefante e la farfalla a L'acrobata. Per questo i giudizi dei critici a volte mi fanno sorridere. C'à un'anima popolare - aggiunge - che va rispettata". Incurante dei voti e della gara, ma ben consapevole della sua storia artistica ("e dei diritti Siae che mi permettono di vivere dignitosamente"), Zarrillo torna al Festival ("la mia alcova"), nove anni dopo l'ultima volta, con il brano Mani nelle mani, "il racconto dell'inizio di un rapporto, il momento più bello di una storia", che fa da apripista all'album che uscirà il 10 febbraio per Universal, dal titolo evocativo "Vivere e rinascere". E che fa da filo conduttore anche con la sua vita privata, dopo lo stop forzato, e la paura, per un problema di salute nel 2013. "È una piccola riflessione su quello che viviamo e su quello che abbiamo vissuto - spiega ancora -. Ma è un messaggio di speranza, perché esprime la voglia di andare avanti. Anche in questo mondo che va al contrario, pieno di luci e di bagliori che regalano una pseudo-felicità". Nell'album c'è l'amore - e non po- trebbe essere diversamente per un artista come Zarrillo - "ma c'è anche la ricerca di se stessi, del percorso degli uomini costretti a volte a fermarsi per ripartire. C'è la nostra vita, in un eterno dilemma tra spiritualità e materialità". A Sanremo troverà Carlo Conti, "che mi ricorda tanto Pippo Baudo con il quale ho fatto una decina di Festival. Anche nei consigli che mi ha dato. Hanno la stessa professionalità, la stessa cura e la stessa attenzione verso gli artisti". Trovare un comun denominatore che unisca oltre 35 anni di festival (il primo al quale prese parte il cantautore è del 1981) non è facile. "Tutto cambia molto velocemente, ma forse Sanremo meno. A non cambiare mai è l'emozione che quel palco ti dà. Anche se oggi anche con gli ospiti che arricchiscono le serate è più uno spettacolo televisivo che un festival della canzone, ma è lo spettacolo più grande e atteso dell'anno". Per la serata cover, ormai appuntamento fisso del giovedì sera al festival, ha scelto Se tu non torni di Miguel Bosè. "Mi ricorda un periodo molto felice, dei primi anni Duemila, per questo non ho avuto dubbi". Dal 7 aprile al 20 maggio Zarrillo sarà impegnato in un tour teatrale, in cui presenterà dal vivo il suo nuovo album e i suoi successi di sempre.
















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