Zimbabwe, scoppia la festa
- Redazione

- 19 nov 2017
- Tempo di lettura: 2 min

MEGA MANIFESTAZIONE AD HARARE PER CELEBRARE IL “GOLPE AL RALLENTATORE”
IL CAIRO. Più che un corteo o una manifestazione, è stata una grande festa in strada per dire “Mugabe vattene”, in attesa che i prossimi giorni portino all’ufficiale caduta del presidente-dittatore. Nel colpo di stato “al rallentatore” che sta cambiando lo Zimbabwe dopo 37 anni di potere di Robert Mugabe, dopo l’intervento dei militari ieri ad Harare è stato il giorno della piazza. Tanta gente. I media parlano di “decine di migliaia” di persone. Ma l’impressione è che possa essere stato superato il milione, sebbene le stime siano difficili dato che la manifestazione si è sviluppata in più punti della metropoli dell’Africa australe. Il raduno era dichiaratamente appoggiato dai militari che stanno cercando di far dimettere Mugabe volontariamente per non violare la costituzione e mettersi quindi in attrito con i paesi vicini. Come ha riferito un suo parente-ministro, Mugabe però non cede e “intende morire” piuttosto che dimettersi. Fra gli slogan più ricorrenti perché urlati, cantati, scritti su cartelli sono stati “Mugabe must go”, deve andarsene, e “No alla dinastia Mugabe”, con riferimento all’ormai fallito piano del 93enne presidente di piazzare la moglie Grace al potere dopo di lui, nonostante la sua ex-segretaria fosse stata politicamente insignificante fino a poco tempo fa. Tanto è l’odio covato per Mugabe, che i manifestanti hanno addirittura inneggiato ai militari e al loro capo, Constantino Chiwenga (“vai vai, nostro generale”) e hanno fatto sventolare bandiere ai soldati sui blindati. La tv, quella di Stato fino a questa settimana mero megafono di regime, ha annunciato che il paese “è liberato”. In serata non erano ancora stati segnalati incidenti di rilievo, segno che i “provocatori” temuti dichiaratamente dall’esercito si sono tenuti nascosti. Sono state strappate immagini di Mugabe e staccati cartelli stradali col suo nome, ma la festosa iconoclastia non è degenerata in saccheggio né in assalto agli uffici presidenziali (davanti ai quali c’è stato un sit-in) o alla sua residenza privata, la lussuosa “Casa blu”. Il comitato centrale del partito di governo, la Zanu-Pf, nelle prossime ore si riunirà per rimuovere Mugabe dalla carica di presidente (si presume del partito stesso) e reintegrare il vicepresidente, quel silurato “coccodrillo” Emmerson Mnangagwa la cui rimozione ha fatto scattare il primo golpe dello Zimbabwe. Sempre per oggi è previsto un nuovo faccia a faccia tra Mugabe e il generale Chiwenga e per martedì è convocato il parlamento per un’altra spinta “costituzionale” e non golpista, come chiesto dal confinante e potente Sudafrica: l’impeachment.
















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